in ,

19 marzo 2002, Bologna: Marco Biagi viene ucciso dalle Nuove Brigate Rosse

Via Valdonica è una stradina incastonata nel dedalo di viuzze e portici del centro bolognese, proprio dietro a via Zamboni, la via dell’università e della vita notturna giovanile. E’ il 19 marzo del 2002 e il professore Marco Biagi sta rincasando, in sella alla sua bicicletta, proprio come ogni sera, e proprio in via Valdonica. Sono circa le 20:00 e non deve esserci quasi nessuno: non è una via principale e nonostante sia in pieno centro bolognese non è tra quelle battute dagli studenti fuori sede che rincasano per la cena. Un commando armato di uomini con indosso caschi integrali lo raggiunge proprio di fronte al suo civico, il 14, e lo uccide, colpendolo con sei proiettili. Marco Biagi si accascia e, all’arrivo dei soccorsi, muore. L’attentato viene rivendicato quasi subito: la mano che ha sparato è quella delle Nuove Brigate Rosse.

Ma chi è Marco Biagi? E perchè lo hanno ammazzato, così? Professore universitario di diritto del lavoro e politiche europee, Biagi è molto simato, anche e sopratutto all’estero, dove si reca spesso per convegni, lezioni e conferenze. Vicino fin dall’età giovanile agli ambienti del Partito Socialista Italiano, nel 1995 inizia l’attività di consulenza per il ministero del lavoro, diventando consigliere del contestatissimo ministro del lavoro Tiziano Treu. Nel 1996 viene nominato presidente della commissione di esperti, costituita presso il ministero, incaricata di predisporre un testo unico in materia di sicurezza sul lavoro e nel 1997 viene nominato consigliere del Presidente del Consiglio Romano Prodi.

Ma è nel 2000 che avviene la svolta: dopo aver collaborato con il Comune di Milano al progetto sperimentale “Patto Milano Lavoro“, il professor Marco Biagi comincia a ricevere minacce costanti e viene affiancato da una scorta. Il progetto milanese, infatti, descritto come “un primo tentativo di favorire opportunità di lavoro per le fasce della popolazione a rischio di emarginazione” non piace a tanti. Anche dalla Cgil milanese arrivano critiche durissime: “[…] viene spacciato per un progetto volto a promuovere l’occupazione a Milano, si propone in realtà di introdurre e legalizzare quote aggiuntive di flessibilità nel mercato del lavoro, attraverso contratti a termine e retribuzioni ridotte in deroga ai contratti nazionali, per alcune fasce di popolazione in cerca di lavoro come immigrati, ultraquarantenni espulsi dai processi di ristrutturazione, disabili e disoccupati di lunga durata” scrive la Cgil lombarda.

Nel 2001, inoltre, Marco Biagi diventa consulente del ministro del lavoro Roberto Maroni, durante il secondo governo Berlusconi. Proprio poco tempo dopo la sua morte, lo stesso governo Berlusconi vara una contestasissima riforma del mercato del lavoro, la legge 14 febbraio 2003 n. 30 (“Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro“), che proprio dal Libro Bianco del lavoro del professor Biagi trae i tratti salienti: determinante è l’argomentazione, sostenuta da Marco Biagi fin dagli anni ottanta, secondo cui nel codice civile italiano il potere organizzativo e direttivo dell’azienda spetta esclusivamente al datore di lavoro. In pratica, nessun giudice del lavoro può sindacarlo o sottoporlo a giudizio.

La portata di questo approccio è gigantesca: stanti così le cose il reintegro nel posto di lavoro a seguito di un licenziamento diventa illegittimo e l’unico strumento che resta per risolvere una simile controversia è l’indennità economica. I contratti di lavoro diventano felssibili, e si afferma la libertà di licenziamento in un contratto a tempo indeterminato, cancellando di fatto l’articolo 18 (che è, in pratica, l’articolo che garantisce il diritto allo sciopero e non, come si intende superficialmente, quello che impedisce i licenziamenti). Nel paese si scatena una fortissima reazione e, proprio nel 2002, Roma assisterà ad una delle più grandi manifestazioni della storia d’Italia, quella dei lavoratori che si oppongono proprio alla cancellazione dell’articolo 18 e, più in generale, alla riforma del lavoro del governo Berlusconi.

Ecco perché Marco Biagi si sentiva minacciato: le sue proposte non piacevano ai lavoratori ma, sopratutto, aveva ricevuto minacce concrete dai nuovi militanti della lotta armata e dai sostenitori della necessità dell’annientamento violento della borghesia imperialista: le Nuove Brigate Rosse. Nonostante avesse chiesto la scorta, e gli fosse stata data nel 2000, questa gli era stata tolta nel 2001, un anno prima che venisse ucciso. Ma perché? “Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza” dirà l’allora ministro dell’interno Claudio Scajola il 29 giugno del 2002, parlando da Cipro: quell’espressione, usata poco più di due mesi dopo l’assassinio del collaboratore del ministero del welfare e rimbalzata sui giornali, scatenerà una polemica durissima e Scajola sarà costretto a dimettersi.

Ma perché il professor Biagi, nonostante le ripetute richieste, viaggiava senza scorta? La prima inchiesta sul delitto Biagi fu archiviata. Ora, nella seconda, riaperta dopo la trasmissione a Bologna di nuovi documenti, viene contestato proprio all’ex ministro Scajola– e all’allora capo della polizia Gianni De Gennaroil reato di cooperazione colposa in omicidio colposo. “E’ un’accusa sconcertante– avrebbe commentato a caldo l’ex ministro- anche in questa occasione so di essermi comportato correttamente. Sono profondamente turbato nel ricordare il momento in cui mi fu data notizia dell’assassinio del professor Biagi- avrebbe aggiunto- così come quando con evidenti, conseguenti, strumentalizzazioni politiche mi fu attribuito un giudizio infame su una persona che era stata uccisa. E’ una ferita che porto dentro da tredici anni, sicuramente imparagonabile con la sofferenza di sua moglie e dei suoi figli, ma è vergognoso far credere che qualcuno non abbia voluto dare la scorta a Biagi“. Per l’ex ministro dell’interno ci fu “una sottovalutazione, ma non un rifiuto volontario“.

coppia uccisa a Pordenone

Giallo a Pordenone, coppia trovata morta: spunta la pista dello spasimante geloso

torta di mele

Pasqua 2015, ricette vegane dolci: ecco la torta di mele vegana