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20 marzo 1994: muore Ilaria Alpi, la giornalista italiana assassinata in Somalia

Ventuno anni fa, il 20 marzo 1994, veniva uccisa in un agguato a Mogadiscio la giornalista 33enne inviata del TG3, Ilaria Alpi, assassinata insieme all’operatore Miran Hrovatin, entrambi reporter inviati in Somalia per seguire gli sviluppi della guerra civile e per per indagare su un presunto traffico d’armi e di rifiuti tossici illegali in cui sarebbero stati coinvolti anche governo ed esercito italiano.

Un’inchiesta mai chiusa, un duplice omicidio che chiede ancora chiarezza. Troppi i punti oscuri, troppi misteri ancori insoluti, primo fra tutti la sparizione delle carte e degli appunti di Ilaria, il certificato di morte mai ricevuto dalla famiglia, l’autopsia mai eseguita sul suo cadavere. Le indagini sul duplice omicidio indicarono inizialmente l’ipotesi di un tentativo di rapina o di sequestro andato male. E poi continui colpi di scena e mai vera e totale chiarezza. L’ultimo in ordine temporale è quello che potrebbe segnare una vera svolta nel caso. Si tratta delle dichiarazioni del supertestimone Ahmed Ali Rage, secondo il quale Hashi Hassan, l’uomo in carcere condannato all’ergastolo con l’accusa del duplice omicidio, sarebbe innocente.

È proprio la madre di Ilaria, Luciana Riccardi Alpi, ad appellarsi al procuratore di Roma, Pignatone, affinché porti avanti le indagini partendo proprio dalle parole del supertestimone: “Tutte le nostre forze di sicurezza, dalla polizia ai carabinieri, alla Digos, non sono stati all’altezza di farci conoscere la verità” – ha denunciato la donna, di recente ospite a Chi l’ha visto? – “Abbiamo il testimone che racconta che fu un depistaggio. È provato. Tutte le nostre forze di sicurezza non ci hanno detto la verità”.

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