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20 ottobre 1854: nasce Arthur Rimbaud, il ‘poeta veggente’

Arthur Rimbaud nasce il 20 ottobre 1854 nella cittadina francese di Charleville, nelle Ardenne. Oggi con Urban Memories ricordiamo la nascita di colui che è stato considerato l’incarnazione del poeta ‘maledetto’ e visionario per antonomasia. La poetica di Rimbaud è stata anzitutto rottura con tutto ciò che l’ha preceduta, il rigetto di ogni convenzione prodotta dall’epoca tardo romantica.

Il ripudio delle tradizioni, il non rispetto delle istituzioni politiche e sociali, il non riconoscimento dei valori della religione, l’emblema stesso del nichilismo messo in atto da uno spirito libero e sovversivo, creativo e rivoluzionario che ha attraversato, tagliandole, le correnti letterarie del Decadentismo, Simbolismo e Surrealismo, per superarle e diventare altro ancora da esse.

L’incommensurabile genio di Rimbaud dà precocemente segni di sé, quando ancora bambino di 10 anni, inizia a comporre i suoi primi versi. Irrequieto ed anticonformista, rompe ogni schema educativo borghese impostogli dalla società e a 16 anni fugge di casa (sarà questa la prima di tante ‘fughe’) diventando protagonista di esperienze estreme e di vagabondaggio, che non esclusero alcol, droghe e addirittura il carcere. Nel 1860 inizia la stesura del suo primo poema.

Poeta ancora acerbo, è adolescente quando incontra Paul Verlaine ed instaura con lui una storia d’amore. È quel legame ad aprire la strada alla sua creatività compositiva: nel 1870 un giovanissimo Rimbaud inizia a scrivere versi sulla falsa riga di Victor Hugo e i parnassiani, maturando uno stile ribelle e di rottura con la tradizione poetica precedente, arrivando perfino a rinnegare Baudelaires, che fino a quel momento era stato per lui fonte di primaria ispirazione.

Il suo spirito libero e la sua fame di esperienze intense lo portano a girare l’Europa. Sarà la malattia a ricondurlo in Francia: nel 1891 un tumore al ginocchio destro diagnosticatogli quando si trovava in Africa lo costringe ad un ricovero in un ospedale di Marsiglia dove muore il 10 novembre dello stesso anno. La fama di Arthur Rimbaud volò alta dopo la sua morte. Lo ricordiamo per la sregolatezza ed originalità del suo pensiero poetico: egli teorizzò la funzione sociale del “poeta veggente”“Voglio essere poeta, e lavoro per rendermi veggente […] Si tratta di arrivare all’ignoto mediante la sregolatezza di tutti i sensi”, scriveva il poeta maledetto nel 1871.

Il suo pensiero controverso e irriverente, di difficile e mai univoca interpretazione, ha attraversato come una meteora il panorama della letteratura francese e mondiale e trova forma ed eccellente espressione nella sua produzione: Le Illuminazioni, Una stagione all’inferno, I deserti dell’amore, La stella piange.

“Le bateau ivre” (Il battello ebbro), lirica composta nel 1871, potrebbe essere assurta a paradigma della personalità di Arthur Rimbaud che di sé scriveva: “Io è un altro”. Nella lirica il battello ebbro e solitario, senza equipaggio, che si lascia trasportare da una corrente di “fiumi impassibili” che scendono al mare, è il poeta stesso. L’autore diventa altro da sé e si fa fa barca in balia delle onde, trasferendo nei versi il suo stato d’animo di poeta libero immerso in totale abbandono nel “poema del Mare”.

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