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23 agosto, Giornata per l’abolizione della tratta degli schiavi: ecco chi sono gli schiavi dimenticati di oggi

Oggi, 23 agosto 2015, si torna a riflettere in occasione della Giornata Internazionale per la Commemorazione della Tratta degli Schiavi e della sua Abolizione, voluta dall’Assemblea Generale dell’ONU per imprimere nella memoria collettiva il dramma del commercio umano, e in particolare per ricordare la rivolta avvenuta sull’isola di Santo Domingo proprio nella notte tra il 22 e il 23 agosto 1791.

Ma, ad oggi, a 66 anni dall’approvazione della “Convenzione delle Nazioni Unite per la soppressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui”, possiamo dirci del tutto estranei alla tragedia dello schiavismo? Quali sono le forme di schiavitù che non siamo riusciti a debellare? Eccone tre – solo a titolo di esempio – per provare quanto ancora possiamo e dobbiamo fare.

1. Schiavismo dei migranti. La cronaca di tutti i giorni ci parla degli scafisti, che spesso – come riportato in un interessante articolo su L’Internazionale del 24 aprile scorso – pur favorendo l’immigrazione clandestina non sono dei trafficanti, ma migranti a cui viene proposto di fare il viaggio nel Mediterraneo gratis, a capo di un’imbarcazione. Schiavismo nello schiavismo, insomma, diffuso soprattutto in Egitto e in Libia, dove pare che i veri trafficanti usino ragazzini disperati per guidare le imbarcazioni che conducono i migranti sulle coste italiane.

2. Schiavismo dei braccianti. Costretti a doparsi e a stare piegati 12 ore sui campi, per guadagnare 4 euro all’ora: questa le rivelazioni sconcertanti sul lavoro della comunità sikh nei campi dell’Agro Pontino, denunciata lo scorso anno in un rapporto a cura di In Migrazione Onlus. Una catastrofe umana, che, in forme diverse, riguarda molti altri braccianti, italiani e stranieri.

3. Bambini schiavi. Secono le stime dell’OIL – Organizzazione Internazionale del Lavoro – sono 200 i milioni di bambini impiegati nel lavoro; di questi 126 milioni vengono impiegati in lavori pericolosi. Otto milioni i minori costretti alle peggiori forme di schiavitù: dal traffico di stupefacenti al commercio sessuale, fino ad arrivare l’arruolamento come bambini soldato.

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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