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24 agosto 1991: l’Ucraina dichiara l’indipendenza dall’Unione Sovietica

Il 24 agosto 1991 la Rada, il parlamento ucraino, dichiarava l’indipendenza da Mosca che sarebbe stata confermata con il referendum popolare del 1 dicembre dello stesso anno. Si trattò di un referendum per il ‘sì’ all’indipendenza dove il risultato del voto fu quasi unanime, e portò il 90,32% degli ucraini a chiedere il distacco dal Cremlino, attraverso un lento processo (compreso tra il 19 gennaio 1990 e il 31 dicembre 1991) di trasformazioni socio-politiche che sfociarono nella dissoluzione della Unione sovietica, portando alla indipendenza delle repubbliche sovietiche e alla restaurazione dell’indipendenza negli Stati baltici, che ebbe luogo il 26 dicembre 1991.

In tutte le regioni del Paese la stragrande maggioranza dell’elettorato espresse il proprio consenso all’Atto d’Indipendenza, che portò alla elezione di Leonid Kravchuk come presidente del Parlamento. Unica eccezione la Crimea, dove la percentuale del ‘sì’ fu del 54%; un dato che evidenziò una spaccatura interna figlia della latente spinta indipendentista che il 16 maggio 2014 sfociò nel referendum sull’autodeterminazione che sancì di fatto la separazione della penisola sul Mar Nero dall’Ucraina.

L’Ucraina da allora ha cambiato faccia politica e geografica, giacché la breve storia della sua indipendenza è costellata da terremoti interni che ne hanno minato la stabilità interna. Il distacco da Mosca fu seguito dalla breve parentesi sotto la presidenza di Leonid Kravchuk. Fu quindi il governo di Leonid Kuchma, dal 1994 al 2004, a gestire gli equilibri interni tra Russia e Occidente. Ma la mossa indipendentista della Crimea non è stata considerata legittima dal governo ucraino, che non riconosce nessun atto del parlamento della Crimea, sciolto dalle autorità ucraine il 16 marzo e considerato “territorio temporaneamente occupato”.

Il resto è storia recente: un cambio di regime macchiato di sangue e non certo osteggiato dall’Occidente, la reazione russa con l’annessione della Crimea e la guerra del Donbass. Il conflitto, altrimenti detto guerra dell’Ucraina orientale, ha avuto inizio il 6 aprile 2014, quando alcuni manifestanti ribelli dell’est contrari al nuovo governo di Kiev, appoggiati da militari russi occuparono in segno di protesta alcuni edifici governativi dell’Ucraina, militari e non, siti nelle regioni di Donetsk, Luhansk e Kharkiv. In Ucraina si è quindi verificata una vera e propria invasione del territorio da parte dei ribelli di stampo russofono, che ha dato al presidente Petro Poroshenko, il quinto dall’indipendenza, la grande e difficile responsabilità di tenere insieme un Paese in procinto di sfaldarsi.

La crisi Ucraina, acuitasi nell’agosto ‘caldo’ di un anno fa, ha fortemente minato, inasprendole, le relazioni tra Russia e Occidente, in primis quelle con gli Stati Uniti, che accusa la Russia di fomentare le rivolte appoggiando in ambito militare i ribelli dell’est dell’Ucraina. La Russia dal canto suo ribadisce le violazioni messe in atto dall’‘illegittimo governo di Kiev’ che sopprime le rivolte con la violenza, senza curarsi dei diritti umani e bombardando i civili nella parte russofona del paese. Alla luce di siffatta presa di posizione, la Russia ha intensificato lo schieramento di truppe militari al confine con l’Ucraina; atto, questo, denunciato più volte dalla NATO. Una situazione critica e a rischio implosione, costellata da incerte e solo momentanee tregue che, indipendentemente da come andrà a finire, è destinata a segnare per sempre la storia di questo Stato.

 

Ucraina indipendenza – Credits image: Shutterstock

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