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25 luglio del 1943 la caduta del fascismo, ricordata col rito “Pastasciutta Antifascista”

La sera del 25 luglio del 1943 dalla fattoria dei fratelli Cervi partì un carro, diretto verso la piazza di Campegine (RE), su cui c’erano i bidoni del latte con dentro la pastasciutta da offrire a tutti per festeggiare la fine del regime fascista guidato da Mussolini. Un ritrovo spontaneo e gioioso in tempo di guerra, quando c’era la fame, ignari che la libertà sarebbe giunta ancora dopo molti mesi e la guerra di liberazione con i rastrellamenti e la stessa strage dei sette fratelli Cervi fatti prigionieri e trucidati dai fascisti il 28 dicembre del 1943.

Pastasciutta Antifascista

Da circa vent’anni quel rito viene celebrato a Gattatico (RE), riproponendo lo spirito genuino e pacifico di quella festa popolare, quel desiderio di “riprendersi la piazza”, dove si coniuga riflessione e convivialità. “L’ideale della pastasciutta” si è esteso a molte località italiane, dalla Lombardia al Friuli, dal Veneto alla Toscana, al Piemonte e ora anche in Sicilia. Oggi con la tecnologia questo evento è entrato nella rete con una festa diffusa, “un piatto di pasta dopo l’altro”

Nelle piazze si mangerà tutti assieme la pastasciutta un piatto semplice , ma simbolo di condivisione di tanti valori. Rossella Cantoni, presidentessa dell’Istituto Alcide Cervi sottolinea: “la pastasciutta antifascista rappresenta un modo per sottolineare che i valori di fondo di allora devono sottendere alle scelte di oggi e del futuro”.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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