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260mila adolescenti-lavoratori: così reagiscono alla crisi

Gianni Melilla, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà, ha recentemente presentato un’interrogazione a Montecitorio. Secondo il rapporto, 260mila sono i minori che già lavorano e, come riportato da Save the Children, “il 2,7 per cento ha meno di 11 anni, l’8,5 per cento meno di 12 anni, il 13,8 per cento meno di 13 anni”.

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Ci sono anche 30mila ragazzi, tra i 14 e i 15 anni, “che fanno un lavoro pericoloso per la loro salute, sicurezza o integrità morale, lavorando di notte o in modo continuativo, con il rischio reale di compromettere gli studi, non avendo neppure un piccolo spazio per il divertimento o per il riposo necessario”, si legge nella ricerca realizzata con l’associazione Bruno Trentin.
Gli adolescenti, per reagire alla crisi, diventano così camerieri, baristi, sciampiste, agricoltori e per la maggior parte si tratta di occupazioni continuative.
“A volte – continua Melilla – i ragazzi vengono reclutati in attività criminali: piccoli pusher, piccoli ladri, piccoli rapinatori “.

A dire il vero, anche le professioni più comuni possono essere illegali e la legge italiana non lascia scampo.
In risposta all’atto di sindacato ispettivo, il ministro del lavoro Enrico Giovannini ha affermato che “attualmente i requisiti richiesti per la valida e corretta instaurazione di un rapporto di lavoro con un soggetto minorenne sono due: il compimento dell’età minima prevista dalla legge e l’assolvimento dell’obbligo scolastico per almeno dieci anni“.

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