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27 novembre 1922: accesso alla tomba del giovane faraone Tutankhamon

Nel 1906, sugli echi di scoperte archeologiche riguardanti le tombe dei faraoni, Lord Carnarvon consigliato da Lord Cromer, Ministro Plenipotenziario di Sua Maestà in Egitto, decise di finanziare delle ulteriori ricerche archeologiche. La sua decisione non era del tutto disinteressata, ma probabilmente, senza di lui la scoperta di Tutankhamon sarebbe stata ritardata di parecchi decenni. Il contratto di autorizzazione agli scavi, accordato dalla direzione degli scavi e delle Antichità d’Egitto, a capo della quale era il famoso egittologo francese Gaston Maspéro, poneva tra l’altro le seguenti condizioni:

1. Le mummie di Re, Principi, Sommi sacerdoti e membri della Corte, come i loro feretri e sarcofagi diventano proprietà dell’Amministrazione delle Antichità Egizie.
2. Le tombe non saccheggiate in precedenza diventano proprietà dei Musei del Cairo, come tutto il loro contenuto.
3. Fra gli oggetti trovati nelle tombe non saccheggiate, le mummie, i sarcofagi e tutti gli oggetti di importanza fondamentale per la Storia e l’Archeologia saranno sotto la custodia dell’Amministrazioni delle Antichità. Il contratto aveva la durata di dieci anni.

Nel frattempo scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Lord Carnarvon raggiunse l’Inghilterra e Carter fu mobilitato sul posto in Egitto intraprendendo nuovi scavi sul luogo in cui c’erano le baracche degli operai che avevano lavorato alle tombe situate nelle vicinanze dei sepolcri di Ramsete IX° e di Ramsete VI°. Carter ordinò di scavare in profondità nei luoghi dove si trovavano le fondamenta antiche. Il 4 novembre 1922 quando Carter arrivò sul cantiere, al di sotto della tomba di Ramsete VI°, lo trovò vuoto. Tutti lo stavano aspettando in silenzio. Era venuto alla luce un gradino scavato nella roccia e attendevano l’arrivo dell’archeologo inglese per continuare. Al tramonto di quel giorno erano stati scoperti 16 gradini, formanti una scala larga m.1,60 e lunga m.4.00 che conduceva ad una porta in muratura, con un architrave di legno. Carter telegrafò a Lord Carnarvon: “Finalmente grande scoperta nella Valle. Magnifica Tomba con sigilli intatti. Ingresso interrato fino a vostro arrivo. Felicitazioni

Sulla porta venuta alla luce si trovavano tracce di sigilli: il cane Anubi vincitore dei nove nemici dell’Egitto (sigillo della Necropoli Reale) più alcuni cartigli con il nome ufficiale di un Faraone, chiamato Tutankhaton al momento della nascita e Nebkheperure ossia “Il Signore di tutte le trasformazioni è Re” al momento dell’incoronazione. Fino al 25 novembre la meravigliosa scala rimase coperta di sabbia e di calcinacci, sotto la sorveglianza permanente di una guardia. All’arrivo di Lord Carnarvon si sgombra la scala e si procede all’apertura della famosa porta che, attraverso un corridoio, conduceva ad una seconda porta simile alla prima. Anche questa recava tracce di aperture poi chiuse frettolosamente. Il 27 novembre 1922 questa seconda porta veniva aperta con molte precauzioni da Carter che temeva specialmente la presenza di aria mefitica. Carter al debole chiarore di una candela informa Lord Carnarvon di vedere cose meravigliose! Lo stesso giorno il corrispondente del Times al Cairo spedisce il primo di una lunga serie di dispacci destinati al pubblico inglese, che comincia ad appassionarsi all’incredibile scoperta.

In realtà questa Anticamera, perpendicolare al corridoio di accesso, conteneva una quantità straordinaria di oggetti eterogenei, ammucchiati nel massimo disordine. Vi erano statue di legno e d’oro, carri trionfali smontati, letti in forma di animali, un trono dorato, cofanetti, vasi, mazzi di fiori secchi, sgabelli, sandali…Gran parte di questi oggetti portavano il nome di Tutankhaton. Dei ladri erano passati e sorpresi durante il saccheggio erano stati costretti a fuggire improvvisamente. Fu chiamato un vero e proprio Stato Maggiore di specialisti: un chimico, un esperto di geroglifici, uno specialista in anatomia (la mummia, molto danneggiata, fu restaurata dal Dott. Derry esperto di arte antica), un fotografo, dei falegnami, dei muratori e degli ebanisti.

Il 17 febbraio 1923 gli archeologi, guidati dalla collocazione delle due statue nere di faraoni, la cui statura corrispondeva probabilmente a quella de Re defunto (da m.1.67 a m.1.70) e recanti il nome del “Ka reale d’Harakty, l’Osiride Tutankhamon” aprirono il muro che separava l’Anticamera dalla tomba vera e propria. Anche lì erano passati i ladri, ma dall’apertura della parete divisoria si vedeva una specie di cappella che sembrava intatta. Essa, in realtà, ne conteneva altre tre, una racchiusa nell’altra. Le porte della cappella esterna non erano chiuse con il sigillo perché erano state forzate dopo la chiusura della tomba. Nella stanza dove c’erano le cappelle una chiusa nell’altra, i ricercatori trovarono tre sarcofagi anch’essi racchiusi uno nell’altro. Il primo fu aperto il 10 ottobre 1925: era in legno dorato; il secondo in legno placcato d’oro e incrostato di pasta di vetro, ne conteneva un terzo d’oro massiccio dello spessore di 3 millimetri e del peso di 1110 kg. Il 28 ottobre 1925, all’apertura dell’ultimo sarcofago, apparve la maschera d’oro, che ritraeva le fattezze di un giovane diciannovenne: il faraone Tutankhamon.

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