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28 ottobre 1922, la marcia su Roma: inizia il ventennio fascista in Italia

Prendere il potere con la forza. La delirante idea di Benito Mussolini, prospettata per la prima volta il 29 settembre 1922 durante una seduta segreta a Firenze della direzione fascista, si trasformò in realtà di lì a poco. Era il 28 ottobre 1922 quando decine di migliaia di fascisti affluirono a Roma con ogni mezzo, dando vita alla manifestazione di carattere eversivo che avrebbe dato inizio al regime fascista in Italia, segnandone indelebilmente la storia. “La marcia su Roma” – così la ricordiamo –  fu il colpo di Stato organizzato dal Partito nazionale fascista allo scopo di favorire, attraverso una pressione paramilitare senza precedenti nella storia del nostro Paese, il potere di Benito Mussolini.

L’allora Capo del governo Luigi Facta alle 6.30 di quel giorno riunì il Consiglio dei Ministri per proclamare lo stato d’assedio, ma quando si recò in Quirinale per la ratifica del proclama la sua iniziativa fu bloccata sul nascere dal re Vittorio Emanuele III che, dichiaratosi favorevole all’iniziativa il giorno prima, tornò sui suoi passi e si rifiutò di firmare il decreto: “Queste decisioni spettano soltanto a me”, disse al primo ministro. Alle immediate dimissioni di Facta seguì l’incarico ad Antonio Salandra di formare un nuovo governo insieme a Benito Mussolini, ipotesi però non accolta dai quadriumviri fascisti Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Michele Bianchi, che caldeggiavano la presa del potere da parte di un solo uomo, il Duce.

L’occupazione fascista della Capitale quindi ebbe inizio e già l’indomani, il 29 ottobre, quando l’iniziativa eversiva si stava estendendo ad altre città d’Italia, il re Vittorio Emanuele cedette e conferì formalmente a Mussolini l’incarico di formare il nuovo esecutivo. Il Duce era a Milano, non partecipò alla Marcia, ma preferì guardare da lontano l’atto di forza dei suoi uomini, per poi arrivare a Roma – “D’ora in poi ogni cosa deve camminare alla perfezione”, disse al capostazione prima di salire sul convoglio che da Milano lo avrebbe portato nella Capitale – puntualissimo, la mattina del 30 ottobre. Quello stesso giorno il Re gli conferì ufficialmente l’incarico e in serata Mussolini aveva già pronta per il Quirinale la lista dei suoi ministri: tra i nomi non solo quelli di fascisti, ma anche di esponenti liberali, popolari, democratici e nazionalisti. Nacque ufficialmente così il regime fascista, affidato al capo di un partito armato, che disconosceva i valori della democrazia liberale e mirava alla trasformazione dello Stato in senso autoritario e dispotico.

Iniziava in quel momento il ventennio di dittatura fascista, che avrebbe trascinato l’Italia nel delirio della seconda Guerra mondiale al fianco della Germania nazista di Adolf Hitler, per concludersi rovinosamente nel 1943, lasciando l’Italia in balia dell’anarchia e di una sanguinosa guerra civile di cui ancora oggi il Paese porta i segni.

 

 

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