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29 ottobre, Rino Gaetano avrebbe compiuto 66 anni

Il 29 ottobre 1950 in una modesta famiglia di Cutro, in provincia di Crotone, vedeva la luce un bambino che mai si sarebbe potuto immaginare che diventasse un’icona della musica italiana. Stiamo parlando di Salvatore Antonio Gaetano, abbreviato in “Rino” dalla sorella Anna. All’età di 10 anni, per via della difficile situazione di vita in Calabria, la famiglia Gaetano si trasferisce a Roma. Rino soffre molto il cambiamento e rimarrà sempre legato alla sua terra d’origine, che ritornerà spesso nei suoi testi, da molti considerati “senza senso”. Sin da giovanissimo scrive parecchi poemetti e testi che lo portano a esibirsi all’età di 19 al Folkstudio insieme a cantautori del calibro di Venditti e De Gregori.

Rino Gaetano è però diverso dagli altri: è ironico, gli piace prendere in giro, ma i suoi testi sono anche molto impegnati. Purtroppo, in molti pensano che con le sue canzoni Rino “voglia prendere tutti in giro” e così la sua ascesa viene in parte ostacolata. Dopo una certa timidezza iniziale e insicurezza, che lo portarono a firmare i suoi primi singoli con lo pseudonimo di Kammamuri’s, dovute anche e soprattutto alla sua voce e al suo modo di cantare, Rino Gaetano riesce finalmente a sfondare. Era il 1974 e usciva “Ingresso libero”, l’album non riscosse grande successo ma il 45 giri estratto (con “Tu forse non essenzialmente tu” e “I tuoi occhi sono pieni di sale) segnano il definitivo ingresso di Rino nel mondo della musica.

=> LEGGI QUI IL NOSTRO ARTICOLO SULLA MORTE SOSPETTA DI RINO GAETANO

Purtroppo, la carriera di Rino Gaetano fu quasi paragonabile a una supernova. Dopo diversi successi, tra cui va ricordata la storica apparizione al Festival di Sanremo ’78 con la canzone “Gianna”, Rino Gaetano muore in un misterioso incidente stradale la notte del 2 giugno 1981. Rimangono impresse le sue canzoni che hanno toccato le tematiche più svariate: dall’emigrazione all’emarginazione, dalla questione meridionale alla corruzione della classe politica, senza mai tralasciare il tema dell’amore. Ovviamente raccontava dell’amore nel modo non convenzionale che solo lui sapeva fare: “Anche quando parlo d’amore, cerco di essere realista. Dunque evito di utilizzare le solite parole lacrimevoli e inutili.” Infine l’amore, secondo Rino Gaetano, è come l’oppio perché regala prima uno stato euforico e poi una condizione di serenità in cui è impossibile distinguere il reale dall’immaginario.

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