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3.700 km a piedi, dall’Islanda a Roma, sulle orme del monaco Nikulás: intervista al camminatore Nino Guidi

Avete mai sentito parlare dell’abate islandese Nikulás vissuto nel XII secolo? Il monaco benedettino è stato protagonista di un lunghissimo pellegrinaggio, che da Munkaþverá in Islanda l’ha condotto fino a Roma e poi a Gerusalemme lungo la Via Francigena. UrbanViaggi è riuscito a intervistare qualcuno che ottocento anni dopo ne ha voluto ripercorrere i passi: ecco il racconto emozionante di Nino Guidi, camminatore per passione e fondatore dell’associazione “Montagne di Legami”.

Cosa la spinge a camminare?
“Una passione grande trasmessami in giovane età da mio padre, che portava me e mio fratello a fare lunghe (a noi così sembravano) passeggiate sull’Appennino. Ma negli anni ’70 in Toscana ancora non si era diffuso l’escursionismo come si pratica oggi e la vacanza estiva sulle Alpi era ancora cosa di nicchia. Le gite a piedi nell’ambiente montano in realtà non mi entusiasmavano, erano faticose e in qualche misura monotone, ma le attività di contorno che alimentano la fantasia dei bambini in quei contesti, comunque, avevano lasciato un segno indelebile anche nella mia memoria, che nel tempo sarebbe riaffiorato alimentando nuovi entusiasmi. L’adolescenza, come per grande parte dei giovani, ha rappresentato anche per me un momento particolare: mi sono allontanato da certe attività, cercando strade che mi identificavano con qualcosa di opposto rispetto a quanto trasmesso dai miei genitori, anche se positivo…”

Cosa è successo, a quel punto?
“Nel mio caso, ormai, il “seme” del cammino era stato gettato e la stagione del suo definitivo germoglio è coincisa con un regalo ricevuto da uno zio: l’abbonamento alla rivista Airone. La passione per il camminare riprendeva forma in altri grandiosi scenari ben descritti in quelle pagine che erano un invito alla fuga. Successivamente, la compagnia di commilitoni alpinisti durante il servizio militare e l’acquisto di un mitico maggiolino con i primi guadagni avevano completato il gioco. Iniziava un periodo ricco di esperienze dove la componente curiosità era la molla trainante di continue scoperte. Si era avviata per me una fase determinante della vita che sarebbe sfociata in una costante attività escursionistica praticata in Italia e in altri paesi europei in ogni stagione.”

Amava camminare in compagnia o in solitaria?
“Camminavo in tutte le condizioni, spesso da solo, non aspettavo di trovare la compagnia giusta se avevo in mente di visitare un sito particolarmente interessante che mi aveva colpito nella mia continua e incessante ricerca e consumazione mai indigesta di testi di settore. Avevo compreso che quell’attività per me non era solo una esperienza fisica, rappresentava una scuola di vita. Da ragazzo non avevo mai compreso i miei coetanei che trascorrevano le domeniche a discutere su quale discoteca raggiungere, io avevo in mente altre mete e mi consolavo documentandomi sulle geografie europee fino a quando, raggiunta l’indipendenza negli spostamenti motorizzati, detti libero sfogo ai miei progetti lottando contro tutto e tutti.”

Che cosa ha appreso sul cammino in quegli anni?
“Fin da ragazzo ho avuto la consapevolezza che la montagna, scuola di vita, e il camminare sarebbero stati sempre lì a tenermi compagnia e a ricordarmi che in qualsiasi momento sarebbero stati pronti a regalarmi nuove emozioni, nuove sfide, dipendeva solo da me. Ma il cammino, oltre al valore del vivere nell’ambiente naturale, insegna anche il misurarsi con se stessi, con le avversità meteorologiche e con gli altri, in una ricerca continua ed introspettiva che non è mai colma, che è sempre un perenne rimettersi in discussione.”

Per assecondare questa sua passione, ha anche deciso di diventare Guida Ambientale Escursionista, giusto?
“Nel 2008 la grande crisi economica ha costretto me e molti di noi a rivedere posizioni e obiettivi: 40 anni sono pochi nell’arco della vita ma sono troppi nel percorso lavorativo. Sono andato per montagne per 25 anni, la mia attività di artigiano restauratore si è fermata, le giornate vuote erano lunghe e bisognava dar loro un senso. Da sempre ho avuto la voglia di condividere la mia passione per la montagna, di trasmettere le stesse emozioni ed esperienze agli altri e così ho deciso di iscrivermi al corso per la qualifica di Guida Ambientale Escursionistica, un anno di studi su materie molto diverse e articolate, frequenti uscite in campo con i docenti e alla fine il diploma che mi avrebbe permesso di avviare la mia attività.”

Come mai ha deciso di percorrere questo lungo cammino dall’Islanda a Roma?
“Per la tesi finale del mio corso avevo deciso di occuparmi della Via Francigena, scoprendo del viaggio fatto nel Medio Evo dall’abate islandese Nikulás, durato tre anni (il cammino religioso più lungo della storia). Dalla Terra dei Ghiacci a Gerusalemme, wow! Mi si era accesa di nuovo la lampadina, quasi da fulminarsi! O almeno da scioccare mia moglie quando, qualche tempo dopo avere maturato l’idea, le comunicai che sarei partito per l’Islanda e avrei camminato per 5 mesi fino a Roma. Dopo aver superato lo stupore iniziale e aver compreso le mie ragioni, Maria si sarebbe rivelata la migliore alleata in questa avventura. Erano tanti anni che avevo in mente di conoscere l’Europa e nella mia maturazione ero giunto alla conclusione che il miglior modo era quello di farlo camminando. Il mio modo di viaggiare e di fare escursionismo si era evoluto, avevo compreso il valore di camminare anche in ambienti urbanizzati, antropizzati e di vedere non solo il bello della natura ma anche ciò che l’uomo aveva costruito, modellato sul territorio occupato. Era diventato importante camminare per capire e non solo per vedere, cioè osservare ciò che scoprivamo o che già conoscevamo ma facendolo con occhi nuovi.”

Con chi è partito? Come si è svolto il viaggio?
“Avevo coinvolto un gruppo di persone conosciute in situazioni diverse e tre di loro avevano deciso di partecipare al cammino, ma alcune condizioni personali spingevano a cercare sostegni economici e visibilità mediatica che facevamo grande fatica a reperire. Alla fine il 10 giugno 2012 io e Giovanni, milanese sessantenne in pensione, ci siamo imbarcati alla volta della capitale islandese. Avremmo camminato insieme con obiettivi diversi, io per ricostruire il percorso di Nikulas sulla base di documenti storici, lui per conoscere l’Islanda in compagnia. La scelta di partire dall’Islanda era stata dettata dalla voglia di immedesimarsi in qualche misura nell’atmosfera vissuta dal monaco nel 1154 e anche dalle condizioni meteo che avremmo incontrato in quei territori in certe stagioni. Un mese di passi in totale libertà in un ambiente grandioso, dove la natura padroneggiava per mantenere il suo precario equilibrio, qui più che altrove. Sbarcati In Danimarca, dopo una piccola parentesi in cui ci avrebbe raggiunti anche mia moglie, loro sarebbero rientrati e io avrei proseguito da solo. Fino a quel momento una fantastica esperienza che mai si cancellerà dalla mia mente ma, da quel momento, sarebbero cambiate molte situazioni e il cammino di ricerca storica e geografica sarebbe diventato un cammino interiore, il vero Cammino.”

Com’è cambiato il cammino in solitaria?
“I paesaggi lasciavano spazio alle riflessioni, alla maggiore attenzione ai particolari e alle relazioni. Camminare da soli nelle campagne danesi e tedesche in totale solitudine e in un paesaggio dove, più di frequente, si muovono i cicloturisti, invitava i residenti ad incuriosirsi e a domandare. Da un primo confronto scaturiva da parte loro l’offerta di ospitalità, condizione inconsueta in un Italia sospettosa, impaurita dallo sconosciuto. Una felice scoperta che avrebbe avuto risvolti positivi anche nella mia personale realtà domestica. Giornate intense, 30-40 km di cammino, tante persone conosciute, tanti bei momenti di confronto vissuti che avrebbero dato vita ad un cammino ancora più interessante al mio rientro datato 5 novembre 2012. In cinque mesi di viaggio a piedi, quasi tutto in solitaria, avevo compreso che il vero cammino era stato quello della progettazione precedente, dove avevo sfidato la diffidenza e la poca attenzione degli interlocutori italiani che si trinceravano dietro la parola crisi (che per assurdo in greco vuol dire “opportunità”, e che di fatto lo è…dipende da cosa ci si vuole leggere e da come si vuole vedere il bicchiere) per non dare aiuti e quello che si sarebbe sviluppato al mio rientro. Non era importante mettere in cammino chi già camminava sia con gli scarponi che con la mente, ma riuscirci con quelli che non si erano mai misurati con certi percorsi fisici o virtuosi. Questa era la vera sfida, non era importante camminare per 3.700 km o forse il doppio come io avevo messo insieme nella mia vita di escursionista.”

C’è qualcosa che solo il cammino può insegnare?
“Il cammino – se affrontato con spirito aperto, lasciando a casa ogni tipo di condizionamento mentale e materiale, portando solo noi stessi e poco altro come facevano i pellegrini medioevali – è un’esperienza unica che ti fa conoscere l’umanità, i legami che uniscono i territori, le popolazioni, i loro usi e la storia. Mettersi in cammino seguendo quel qualcosa che ognuno potrà definire in base alle proprie convinzioni o al proprio credo ma che, in fondo, sarà il suo sentire permetterà di seguire un percorso che con alcune probabilità sarà diverso da quello costruito a tavolino nei giorni precedenti alla partenza, sarà più lungo o più corto di quello immaginato, ma ci avrà aperto tante porte dove non ci saremmo affacciati se ostinati a perseguire la propria idea. Un esercizio fondamentale che se trasferito nella vita di ogni giorno ci dà la consapevolezza di vivere appieno ogni istante, come scrive Constantin Kavafis nella sua poesia “Itaca”: “…fa che sia lungo il Viaggio, che Itaca ti sembri povera alla fine ma tu sarai diventato ricco di esperienze, questo Itaca ti deve insegnare”. Vivere il qui e ora, sempre!”

In apertura: foto di Nino Guidi, tratta dalla pagina Facebook ufficiale

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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