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3 marzo 1944, Disastro del treno 8017: il più grave incidente ferroviario accaduto in Italia

Settantatre anni fa il disastro di Balvano, anche conosciuto con il nome di ‘disastro del treno 8017’. Il 3 marzo 1944 nella galleria “Delle Armi”, nei pressi della stazione di Balvano-Ricigliano, in provincia di Potenza, si consumò una tragedia immane, costata la vita a circa 500 persone (il bilancio esatto delle vittime è ancora oggetto di discussione ‘aperto’).

Il disastro di Balvano è il più grave incidente ferroviario per numero di vittime accaduto in Italia, considerato uno dei più gravi e misteriosi disastri ferroviari della storia. Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 1944 il convoglio dopo aver sostato una quarantina di minuti in stazione si inoltrò nella galleria delle Armi, situata tra le stazioni di Balvano-Ricigliano e Bella-Muro (linea Battipaglia-Potenza), e incominciò a slittare nella galleria lunga 1692 metri, senza riuscire più a procedere. Avrebbe dovuto percorrere quella distanza in venti minuti, invece si bloccò: morirono oltre 500 persone, avvelenate dalle esalazioni delle due locomotive a vapore.

“Il treno merci 8017, stracarico di viaggiatori ‘clandestini’, il 3 marzo 1944, per molteplici cause tecniche e per uno scherzo del destino, finisce tragicamente il suo viaggio in una galleria della Basilicata. Più di 600 sono gli italiani, disperati, che perdono la vita, asfissiati dai fumi delle locomotive”raccontava così la Rai quel terribile fatto di cronaca“La tragedia ferroviaria di Balvano avviene in un momento difficile della Seconda Guerra Mondiale: l’Italia è divisa in due, a sud gli Alleati e a nord i tedeschi e la Repubblica di Salò. La popolazione è devastata e allo sbando, poverissima. Molti abitanti della zona costiera campana, per procurarsi da mangiare non esitano ad assaltare i pochi treni merci che potrebbero condurli nelle campagne lucane, dove vi è ancora qualcosa con cui sfamarsi, e operano il baratto, unico mezzo di sopravvivenza che evita alle loro famiglie di morire di fame”.

Sul treno al momento della tragedia centinaia di viaggiatori clandestini provenienti soprattutto dai grossi centri del napoletano, stremati dalla guerra, e il cui numero esatto non fu mai determinato con precisione. Per questo motivo il bilancio del disastro non è mai stato accertato in maniera definitiva: quello ufficiale parlava di 501 passeggeri, 8 militari e di 7 ferrovieri morti, altre fonti invece di 600 vittime, molte delle quali non fu nemmeno possibile riconoscere. I morti furono tutti allineati sulla banchina della stazione di Balvano e poi sepolti senza funerali nel cimitero del paesino, in quattro fosse comuni. Gli agenti ferroviari, invece, furono sepolti a Salerno. Chi sopravvisse riportò danni di natura psichica e neurologica.

Qual è stata la vera dinamica dell’incidente? Chi ha pagato per questa immane sciagura? In realtà a questi interrogativi non si è mai data una risposta certa: le cause della tragedia furono molteplici e identificate con approssimazione. La giornata era poco ventosa e ciò non favorì certamente la normale ventilazione naturale in galleria, l’umidità della foschia notturna aveva bagnato i binari rendendoli scivolosi e difficili da percorrere per un treno così pesante. Non c’era la vigilanza delle autorità competenti.

Si aggiungano inoltre altre cause contingenti: il treno era stato composto con due locomotive in testa anziché con una in testa e una in coda, come nelle composizioni tipiche dei convogli. Se infatti le locomotive fossero state separate una tragedia di così vasta portata si sarebbe potuta evitare. La responsabilità del disastro venne anche imputata alla scarsa qualità del carbone fornito dal Comando Militare Alleato, di qualità nettamente inferiore a quello tedesco usato in precedenza, in quanto conteneva molto zolfo e ceneri che rendevano poco affidabile il tiraggio dei fumi e ostruiva le tubature della caldaia abbassando quindi il rendimento reale delle macchine. Nessuno pagò.

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