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Guerra del Golfo, 23 febbraio 1991: iniziò operazione di terra che portò alla liberazione del Kuwait

La Guerra del Golfo è il primo conflitto bellico dell’era moderna, trasmesso dai media – dalla Bbc in particolar modo – ‘in tempo reale’. Dopo aver per settimane minacciato una “ritorsione militare” all’estrazione “illegale” di petrolio da parte del piccolo emirato del Golfo da pozzi a ridosso del confine, il presidente dell’Iraq Saddam Hussein, che già da luglio aveva schierato uomini e mezzi, il 2 agosto 1990 diede inizio alla invasione militare del Kuwait: le truppe – 300 carri armati iracheni e 100 mila uomini  – sotto il diktat del Rais varcarono la frontiera di sabbia alle 3 di mattina, quello fu per gli Stati Uniti, sostenitori del Kuwait, un vero e proprio atto di guerra.

Le reazioni delle potenze mondiali furono immediate: cinque giorni dopo quell’atto di forza, infatti, cominciava l’operazione Scudo del Deserto e le prime truppe americane arrivarono in Arabia Saudita. Gli Stati Uniti rappresentati dall’allora presidente, George H. W. Bush, dichiararono l’unità di crisi e con la sinergia di più di sessanta capi di Stato si adoperarono per mettere insieme un fronte comune, al fine di schierare contro Saddam, in caso di scontro bellico, tutte le potenze mondiali. Saddam Hussein non perse tempo e dopo pochi giorni proclamò l’annessione del Kuwait all’Iraq. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, dopo l’invio di truppe britanniche e francesi alle basi saudite, decretò la Risoluzione n.678, che imponeva a Baghdad il ritiro immediato delle sue truppe entro la data del 15 gennaio 1991.

Gli Usa costituirono una coalizione formata da 34 nazioni: uno spiegamento di forze contro l’Iraq di cui fece parte anche l’Italia, che contribuì all’operazione schierando da subito nel golfo Persico una forza navale (la cosiddetta Operazione Golfo 2) e partecipato ai bombardamenti con dei cacciabombardieri Tornado IDS.

Saddam non rispettò l’ultimatum datogli dalla Risoluzione Onu e l’Italia il 16 gennaio 1991 partecipò all’operazione Desert Storm, la più imponente azione militare aerea alleata dal 1945 in poi. E il nostro Paese la ricorda molto bene, giacché in quel frangente il maggiore Gianmarco Bellini e il capitano Maurizio Cocciolone vennero catturati dall’esercito iracheno, rimanendo prigionieri di guerra per tutta la durata del conflitto. Il loro Tornado fu abbattuto nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991, e pochi giorni dopo la cattura la tv irachena trasmise l’ormai tristemente noto “interrogatorio in diretta” di Cocciolone.

Una guerra durata sette mesi (2 agosto 1990 – 28 febbraio 1991), combattuta per via aerea e terrestre. I missili Scud lanciati dall’Iraq contro lo Stato ebraico e il regno del Golfo, alleati degli Stati Uniti nella regione, innescarono la controffensiva della Coalizione, che con i missili Patriot, riuscì a ridurne al minimo la minaccia abbattendoli in volo prima del loro impatto a terra. La campagna di terra iniziò il 22 febbraio 1991: le truppe alleate attraversano il confine dell’Arabia Saudita ed entrano in Iraq, contestualmente arrivò un altro ultimatum al Rais Saddam Hussein: da quel momento 24 ore di tempo (entro le 12 del 23 febbraio) per ritirare le truppe incondizionatamente dal Kuwait senza essere attaccato. Il 24 febbraio prese dunque il via l’operazione di terra, che in tempi record indusse l’Iraq alla resa. Era il 28 febbraio 1991, e il presidente americano George W. Bush annunciò la vittoria e la liberazione del Kuwait. La Guerra del Golfo costò la vita a oltre 5mila civili30mila soldati iracheni e circa 500 militari della Coalizione guidata dagli Stati Uniti.

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