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Intervista a Vittore Buzzi : nel mondo della fotografia c’è chi ce l’ha fatta (intervista)

Vittore Buzzi è un fotografo italiano che ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali di fotografia di ricerca e di reportage (fra cui il Premio della Federchimica, il Premio della Provincia di Milano, lo Yann Geffroy Award e il World Press Photo 2013) grazie al suo lavoro sul campo e ai suoi viaggi. Ma non solo: insegna fotografia con corsi e workshop, ha un’agenzia fotografica  e col tempo si è specializzato anche nel campo delle cerimonie, soprattutto matrimoni. Si definisce un entusiasta ed un innamorato di ciò che fa. Così abbiamo deciso di incontrarlo per capire meglio dove sta andando la professione e per parlare un po’ della sua esperienza e della sua storia.

D: Dalla Bocconi alla fotografia, come mai hai scelto questa strada?

V: Ho iniziato a lavorare come giornalista in un quotidiano di lingua italiana in Svizzera e piano piano mi sono accorto che amavo raccontare storie. La fotografia è arrivata da se era il compendio ideale. Sono stato molto fortunato ho avuto tanti validi maestri che hanno contribuito a formarmi sia come fotografo che come uomo.
Fondamentale per la mia crescita è stato il Corso al CFP Riccardo Bauer (corso che è stato negli anni dismesso a favore di altri) che mi ha permesso di avvicinarmi al mondo della fotografia a tutto tondo. L’impostazione universitaria rimane fondamentale, soprattutto, quando sto preparando dei progetti complessi e magari richiedo dei finanziamenti.

D: Hai fatto un reportage dall’India, come mai questa scelta e cosa hai deciso di raccontare?

V: Ho fatto molti viaggi in India, inizialmente attratto dall’esotico (è inevitabile) poi mi sono focalizzato su temi che sono ricorrenti nella mia ricerca nel corso degli anni: le grandi discariche, gli sport minori, la situazione degli ultimi.
Questo ha fatto sì che io raccogliessi una quantità di materiale veramente poco omogeneo anche se estremamente interessante. A tutto questo aggiungi che mi sono finanziato molti di questi progetti ideando dei workshop fotografici per foto amatori e che ho quindi partecipato ad alcune importanti festività indiane.
L’India è un mondo complesso che viaggia a differenti velocità… Negli ultimi anni però sto esplorando territori più vicini a me.

D: Durante le tue innumerevoli esperienze c’è stato un momento in cui hai pensato di lasciare la macchina fotografica?

V: Sì, ci sono stati momenti di grande difficoltà interiore, soprattutto legati alla mia vita privata, di cui raramente parlo. Accadono non solo ai fotografi, ma anche a molti liberi professionisti. Sono periodi in cui tiri le somme non solo professionali, ma anche affettive, e fai fatica a vedere chiaramente quello che ti aspetta.

D: L’Iphone ha dato a tutti la possibilità di fingersi fotografi, qual’è il rischio, se c’è?

V:La fotografia digitale ha portato ad una democratizzazione dell’immagine prima e poi ad una iperproduzione con un conseguente aumento esponenziale del rumore di fondo. Fare il fotogiornalista è una professione e come ogni professione si impara strada facendo. Gli editori oggi si accontentano di raccattare foto qua e la al prezzo minore con il risultato che non fanno progetti e fare il fotografo editoriale è diventato più complesso e faticoso.

D: Non credi che il video, per la sua velocità, abbia soppiantato la macchina fotografica?

V: La dimensione della fotografia oggi la vedo nel libro, nell’approfondimento. La fotografia è più adatta ad uno spazio di riflessione. Il video, fatto bene, è più complesso più costoso ed è un lavoro di gruppo, richiede altri budget. Però chi fa reportage non può non prenderlo in considerazione.

D: C’è ancora spazio per i giovani nel mondo della fotografia?

V: Sì, c’è spazio e ci sono molte opportunità però è diventato più difficile e faticoso coglierle. La competizione è globale bisogna essere capaci a ritagliarsi le proprie nicchie.
Il problema reale è che molti giovani fanno una scuola poi si buttano sul mercato e pochi hanno imparato a progettare a costruirsi una comunicazione mirata.

D: Progetti per il futuro?

V: Libri, voglio iniziare a raggruppare un po’ di progetti in libri. E’ tempo di riflettere e di ordinare l’archivio.

Per vedere tutti i lavori e le idee di Vittore Buzzi, ecco il link della pagina ufficiale www.vittorebuzzi.it

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