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Giulio Regeni: l’ambasciatore egiziano in Italia rispinge le accuse di coinvolgimento ufficiale nell’omocidio

Questa volta è la famiglia a parlare e ad affermare con forza la sua verità “Giulio non era una spia“. C’è stato un momento in cui alcune voci hanno cominciato ad affermare questo possibile legame, ma dal Cairo niente ha avvalorato la strada dello spionaggio. I parenti hanno così deciso di rompere quel diktat del silenzio per mettere a tacere questi rumors, “provare ad avvalorare l’ipotesi che Giulio Regeni fosse un uomo al servizio dell’intelligence – così il legame della famiglia – significa offendere la memoria di un giovane universitario che aveva fatto della ricerca sul campo una legittima ambizione di studio e di vita“. Sospiri, illazioni, parole che non hanno mai avto seguito. Neanche l’inchiesta del New York Times di pochi giorni fa ha sollevato dubbi sulla bontà di Giulio Regeni.

E così mentre i parenti difendono la memoria del ragazzo, in Egitto continuano le indagini. Il team italiano sta lavorando per arrivare alla tanto declamata verità. La pista adesso punta verso gli ultimi studi del giovane friulano. Gli investigatori stanno cercando di verificare i contatti con i quali il ragazzo aveva scambi quotidiani. E’ stata presa in considerazione anche la Oxford Analytica, società specializzata in ‘analisi globale’ per multinazionali, istituti finanziari e governi, con la quale Giulio Regeni ha avuto una collaborazione tra il 2013 ed il 2014. La risposta della società è un secco “no comment”.

Intanto arriva anche la smentita, alle accuse mosse dal Times tre giorni fa, dell’Ambasciatore egiziano a Romaalcuni mass-media continuano a diffondere informazioni errate riguardanti la morte dello studente italiano Giulio Regeni, nelle quali si cerca di designare come colpevoli gli apparti di sicurezza egiziani. Non è assolutamente vero che le Autorità Egiziane sono coinvolte nella tortura e nella morte del giovane italiano e queste non sono collegate né agli apparati di sicurezza egiziani né ad alcuni membri indisciplinati/disobedienti degli stessi apparti di sicurezza.
Vorrei ribadire che queste informazioni sono del tutto infondate perché Giulio non è mai stato arrestato dalla sicurezza egiziana. Inoltre, vorrei sottolineare la piena collaborazione da parte dell’Egitto con il team investigativo italiano al Cairo, poiché le indagini si svolgono nella massima trasparenza con l’intento di individuare chi ha commesso questo reato. L’Egitto non ha nulla da nascondere ed il nostro obiettivo comune è giungere alla verità intensificando gli sforzi con gli investigatori italiani per svelare il movente ed arrestare il colpevole“.

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