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4 maggio 1949, quando il Grande Torino fu vinto dal fato

Sono passati 67 anni da quando il Grande Torino diventò leggenda. Il dolore causato dalla collisione tra l’aereo che riportava i ragazzi del Torino a casa e la Torre di Superga, è ancora intatto, anche per chi quel 4 maggio 1949 ancora non c’era. Come ogni anno da quel maledetto giorno, oggi Torino si ferma per ricordare le 31 vittime della strage di Superga. Quest’anno, però, a differenza degli anni passati la celebrazione non avverrà solo sul Colle, dove verrà celebrato il ricordo nella Basilica di Superga, ma in tutta la città.

Da quest’anno lo stadio si chiama Grande Torino e la Mole Antonelliana si tingerà di granata. Alle 17 in punto (ora della tragedia), il capitano Kamil Glik leggerà tutti i nomi delle vittime. Lo farà per la terza volta da capitano, circondato dal Toro al gran completo e da tifosi di ogni età. L’omelia quest’anno non sarà fatta dallo storico Don Aldo Rabino, che sapeva regalare dei grandi momenti di unione e segnali di speranza per una città che da sempre vive nel ricordo dei suoi eroi.

Eroi che furono vinti da un destino beffardo. Un destino che volle che in quel giorno di maggio ci fosse una fitta nebbia sopra Torino e che quei ragazzi, in grado di vincere 5 scudetti consecutivi e di farsi conoscere da tutto il mondo, giocassero la loro ultima partita in quel di Lisbona, per celebrare l’addio al calcio di Francisco Ferreira, capitano del Benfica e grande amico di Valentino Mazzola. L’ultima partita fu una sconfitta, ma il Grande Torino vivrà per sempre nella leggenda grazie ai racconti di chi ha avuto il piacere di ammirare una delle squadre più forti e belle di tutti i tempi.

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