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40 anni di Born to run, l’album che consacrò Bruce Springsteen nell’olimpo del Rock

Era il 25 agosto del 1975 e quell’anno il rock cambiò per sempre. Un ragazzo del New Jersey si fece largo nel palcoscenico mondiale del rock and roll come un fiume in piena. Una copertina in bianco nero, con un 26enne di origini italiane – irlandesi a reggere una Fender Stratocaster e un sassofonista di colore, il Big Man Clarence Clemons. Era la copertina di Born to Run, l’album del Boss uscito 40 anni fa che lo catapultò nel mondo dei grandi. John Landau, noto produttore musicale, dopo aver assistito ad un concerto di Springsteen disse:“Ho visto il futuro del rock’n’roll e il suo nome è Bruce Springsteen”. Una frase che non fu solo leggenda, ma che predisse chi di lì a poco sarebbe diventato l’eroe del rock and roll, il suo salvatore.

E Bruce Springsteen con Born to Run lo fece a modo suo, con le sue ballate ed i suoi personaggi in cerca di riscatto. I primi due album del cantante americano Greetings from Asbury Park e The Wild, the Innocent and the E-street shuffle, avevano sonorità ancora troppo legate ai miti ispiratori del giovane Bruce, da Bob Dylan a Van Morrison; album discreti ma che alle radio non andavano. Eppure aveva firmato un contratto per tre album con la Columbia records, ma il successo, il sound giusto non arrivava. A dare manforte al Boss due ingressi che cambieranno per sempre la E-Street Band: Roy Bittan il pianista e Max Weinberg alla batteria.

Quando Born to run vide la luce i suoi ritmi furono una ventata di aria fresca nel mondo del Rock.  Le prime note di Thunder Road, una delicata ballata al piano con un crescente ritmo incalzante, fanno già presagire che qualcosa è cambiato in Bruce Springsteen. Non sono delle canzoni, sono dei e veri propri film; Springsteen aveva seguito il consiglio dell’amico Landau, si ispirò ai suoi idoli cinematografici: John Ford. Ed allora via su una chevrolet sulle strade del New Jersey, pronti a correre via da una città piena di perdenti. Battaglie epiche, questo il racconto di Born to run, di eroi di ogni giorno, la working class hero, sconfitti e poi di nuovo in sella verso la terra promessa. Un racconto epico, che dopo 40 anni Bruce Springsteen continua a raccontarci.

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