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Giovanni Falcone: non guardare al dito che indica la strage di Capaci, ma la luna dell’Addaura

Chiunque abbia un cane capisce perfettamente quanto complesso sia convincerlo a fissare la luna che gli stai indicando e non il tuo dito. Quel senso di frustrazione ricorre spesso quando si parla di stragi di mafia svuotando totalmente il significato degli accadimenti a favore della macabra e inutile rivisitazione dell’atto estremo, che non aiuta a capire un bel nulla se non si guarda alla luna. Capaci, la strage di Capaci, di cui oggi tutti ricordano con greve solennità l’anniversario, in cui persero la vita il Giudice Falcone, sua moglie Francesca e tre ragazzi della scorta nel 1992, è soltanto il dito. Ma non fa capire proprio un bel nulla. Falcone non è certo morto quel giorno, non lo dico io lo dice lui “Si muore quando si viene lasciati soli“.

Andiamo all’Addaura splendida località siciliana dove il giudice, con la moglie, affittava sempre la medesima casa vista mare, durante le vacanze. Tre anni prima di Capaci: era il 1989. Una mattina, che per onestà vi diciamo subito nessuno è ancora riuscito a ricostruire in maniera certa senza contraddizioni, si scopre un borsone imbottito di esplosivo fra gli scogli. Si è calcolato che se l’ordigno fosse esploso non avrebbe raso al suolo soltanto la villa dove alloggiava Falcone ma anche le costruzioni vicine. Qualcuno dice che i killer, nella notte, venuti dal mare avrebbero piazzato fra gli scogli il borsone. Altri asseriscono che l’ordigno fosse stato piazzato lì dal giorno prima. Chi lo dice? Pentiti di mafia, inizia la girandola delle versioni. La scorta di Falcone si sarebbe accorta del borsone sugli scogli dando immediato allarme. Qui entrano in scena due figure che costituiscono uno dei misteri principali della vicenda: gli agenti Agostino e Piazza. La versione più accreditata è che, per Piazza sarebbe arrivata la conferma sei mesi dopo, fossero legati al Sisde – detta in parole povere, servizi segreti – e chiamati, in veste di sommozzatori, per collaborare alla gestione dell’ordigno con la polizia. Quel che è certo è che morirono entrambi poco dopo in circostanze mai chiarite e violente: Agostino giustiziato con la moglie da un killer misterioso il 5 agosto del medesimo 1989 che, tantissimi anni dopo, il padre dell’agente avrebbe riconosciuto in Giovanni Aiello, figura di sicario semi mitologica negli ambienti, ribattezzato “faccia da mostro” a causa di una cicatrice deturpante che lo rendeva facilmente riconoscibile. Eppure, ai tempi, si battè la pista dell’omicidio passionale per la morte di Agostino: pista che, caso strano, non portò alcun riscontro. Nel ’90 fu la volta dell’agente Piazza, pittoresco il nome con cui venne liquidato anche il suo omicidio ovvero di “lupara bianca“. Falcone, presente ai funerali dell’agente Antonio Agostino disse “Devo la vita a questo ragazzo“. Il padre di Antonio Agostino disse di aver trovato un biglietto nel portafogli del figlio che recitava “Se mi succede qualcosa guardate nell’armadio di camera mia“. Svariati pentiti alimentarono il sospetto dietro le morti di questi due agenti confermando che fossero sulla giusta via per dimostrare la responsabilità dello Stato, più che della mafia, nell’attentato all’Addaura. Altri pentiti, però, si resero responsabili di oggettivi tentativi di depistaggio. A questo ginepraio si aggiungono le intercettazioni che dimostrerebbero che, circa la morte dell’agente Agostino, anche la mafia indagò per capire chi fosse il mandante: questo particolare ha, per molti, rappresentato la prova regina del fatto che Agostino fosse vicino ad una verità più scomoda per lo Stato che per la mafia. Ma l’unica verità, in questa vicenda, è che siamo lontani dalla verità. E allora si deve rinunciare alla verità? Per nulla. Basterebbe, tanto per cominciare, smettere di fissare quel dito e quell’esplosione svuotata di significato e tenersi di nuovo focalizzati sulla luna.

1992: commemorazione ufficiale presso il Tribunale di Giovanni Falcone. Prende la parola un magistrato che, negli ultimi anni, abbiamo imparato a conoscere per un altro processo fortemente massmediatico. Era il PM milanese Ilda Boccassini che usciva vincitrice dal’inchiesta contro gli uomini della droga, del riciclaggio e della corruzione condotta proprio a fianco di Falcone. Tiene un discorso che riportiamo per dovere di cronaca, per custodia dei fatti e perché chiunque si fregi di sapere la verità e voglia continuare a credere che il nemico cattivo sia esclusivamente “il faccia da mostro di turno”, sta guardando soltanto l’indice, dimenticandosi della luna. “Giovanni sapeva di dovere morire. Ma gli è toccato morire con l’ amarezza di essere lasciato solo. Io sono forse l’ unica amica che Giovanni ha avuto qui. Sabato sono andata a Palermo ma l’ ho fatto alla chetichella, tardi, quando tutti se n’ erano andati. E domenica mattina sono tornata presto all’ obitorio, perchè volevo essere sola come era stato solo Giovanni. Non volevo vedere lo scempio che si sta verificando oggi a Palermo, con i funerali di Stato. Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza, le vostre critiche. Non potrò mai dimenticare quel giorno a Palermo, due mesi fa, quando a un’ assemblea dell’ associazione magistrati le parole più gentili per Giovanni, soprattutto da sinistra e da Magistratura democratica, erano di essersi venduto al potere. Mario Almerighi lo disse, ‘ Falcone è un nemico politico’ . E un conto è criticare la superprocura, un conto è dire – come il Csm, i colleghi, gli intellettuali del fronte antimafia – che Falcone era un venduto, una persona non più libera dal potere politico. Giovanni aveva scelto l’ unica strada per continuare a aiutare i colleghi, andando al ministero per fare sì che si realizzasse quel progetto rivoluzionario di una struttura unica per combattere la mafia. A quanti colleghi che sono qui ho cercato di fare aprire gli occhi, ma sono stata spazzata via anch’ io perché ero amica di Falcone. I colleghi che stamattina sono a Palermo fino all’ altro ieri dicevano di diffidare di Giovanni. Gherardo Colombo, tu diffidavi di Falcone, perché sei andato ai funerali? E l’ ultima ingiustizia Giovanni l’ ha subita proprio dai giudici di Milano, la rogatoria per lo scandalo delle tangenti gliel’ hanno mandata senza gli allegati. Mi telefonò e mi disse: ‘ Che amarezza, non si fidano del direttore generale degli affari penali’ . C’ è tra voi chi diceva che le bombe all’ Addaura le aveva messe Giovanni o chi per lui. Abbiate il coraggio di dirlo adesso, e poi voltiamo pagina. Se pensate che non era più autonomo, libero, indipendente, perché andate ai suoi funerali? Dalla Chiesa non può andare ai funerali, Orlando non può andare. Se i colleghi pensano che in questi due anni Giovanni Falcone si sia venduto lo dicano adesso, vergogniamoci e voltiamo pagina. Ciao, Giovanni“.

Chi lo sa se la verità sia nelle spinose e mai dimenticate parole della Boccassini, nelle rivelazioni dell’ultima ora dei pentiti che allargano lo scenario in maniera vertiginosa svelando collusioni apocalittiche. Di certo a Capaci non c’è nulla da vedere, se non la rimessa in scena dell’anniversario della morte di un uomo che non è morto certo quel giorno. Eppure tutti continuano a volervi mostrare soltanto il dito. E allora voi fatelo questo sforzo, andate oltre e guardate la luna.

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