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Migranti, 700 morti in 3 giorni: i medici raccontano “ossa deformate dalle torture, bambine violentate, corpi decapitati”

Gli ultimi, in questa tre giorni di sangue nel Mediterraneo dove sono morti 700 migranti, sono sbarcati a Palermo con dei corpi che raccontano senza parole la tragedia di questi viaggi. A dare voce alla follia che corre su quelle carrette del mare, dove la lotta per la sopravvivenza è ai massimi livelli, sono i medici che visitano coloro che arrivano e ormai riconoscono dei sintomi che si ritrovano nei diversi corpi, sbarco dopo sbarco, come se esistesse un macabro copione che si ripete ad ogni viaggio: quel copione si chiama tortura.

Sono proprio i medici italiani che hanno visitato una ragazzina minorenne, letteralmente terrorizzata, che ha raccontato di essere stata ripetutamente stuprata e rimasta incinta. L’hanno consegnata ad un’equipe di psicologi: è sola, senza famiglia, e aspetta un figlio frutto di violenze ripetute. Paola Mazzoni, medico di bordo della nave Bourbon Argos di Msf racconta le atrocità alle quali assiste: “Non è la prima volta che riusciamo a filtrare casi di minorenni incinte perché vittime di stupro. È difficile intercettare storie come questa perché si tratta di persone provate dal punto di vista psicologico. Le violenze sessuali non sono solo sulle donne, sono certa che anche ragazzi giovanissimi sono vittime di stupro. E poi ci sono i migranti feriti, con le ossa deformate per le percosse, dopo i lunghi giorni di prigionia: Ci sono stati casi di migranti arrivati in Libia per lavorare e non pochi vengono rinchiusi in prigioni, sfruttate per lavorare e al momento di riscuotere il salario subiscono violenze. Ho refertato casi di tortura come deformazioni da fratture per percosse con spranghe di ferro“.

E poi ci sono i racconti dei sopravvissuti che restituiscono spesso il reale numero di persone presenti sulle imbarcazioni e che perdono la vita in mare nei modi più atroci che si riesce ad immaginare. Nell’ultimo viaggio una donna, secondo il racconto di chi si è salvato, aveva la testa fuori dalla barca per vomitare a causa del mal di mare: una corda tesa l’ha ferita mortalmente al collo, una parziale decapitazione. Si tratta della corda che teneva le due imbarcazioni legate; quando una delle due ha iniziato ad imbarcare acqua nessuno si è fatto grandi scrupoli nel tagliarla, lasciando affondare centinaia di persone, per la precisione 500: soltanto in 7 si sono salvati. Si muore così, e nonostante ciò, si sceglie di andare incontro a questi viaggi che, per quanto atroci, devono essere comunque meno spaventosi rispetto alla realtà dalla quale i migranti fuggono.

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