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El ciudadano illustre recensione del film più amato da pubblico e critica di Venezia 73

El ciudadano ilustre esperimento riuscito di regia a quattro – Mariano Cohn e Gastón Duprat – presentato in concorso alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è fra i film che hanno stupito e reso concorde critica e pubblico negli entusiasmi. Non ci sarebbe da stupirsi se la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile finisse nelle mani del protagonista Oscar Martínez squisitamente calato nei panni del cittadino illustre che, al crepuscolo di una carriera costellata di successi culminati con un Nobel per la letteratura, accetta un invito nel suo paesino d’origine in Argentina, dopo una vita spesa in Europa.

La sceneggiatura è raffinata e arguta: se da una parte il protagonista viene restituito con tutta la sua brama di restare un uomo intelligente, al posto che intellettuale – stereotipo dal quale fugge e rifugge con grande coraggio e integrità – dall’altro lato nessuno si salva dai fantasmi e dalle piccole miserie umane. E i fantasmi, quando ti tocca guardare sotto il letto, sono tanti. Il ritorno nel paesino d’origine in America Latina, lasciato a vent’anni a favore dell’Europa, divenuto fonte inesauribile di spunti per romanzi e riflessioni notturne sulla natura umana, sarà un viaggio dove convivono dosate nella giusta misura, gallerie di orrori estetici e morali. Il film è riuscito perché ha trovato il giusto rigore: non si forza mai la mano alla ricerca della risata facile, del resto la realtà se ben raccontata è sufficientemente tragicomica. Così la parata di ricevimento del concittadino illustre alla presenza della reginetta di bellezza del paese, la sfilata sul camion dei pompieri, il filmato in power point con le scritte in colori fluo, il concorso di pittura cittadino con i ritratti di Papa Francesco e dei cani oltre che far ridere di gusto funzionano con molta naturalezza in quanto appartengono tranquillamente a situazioni imbarazzanti plausibilissime.

Si poteva rischiare di cadere negli stereotipi: provinciali buoni e genuini contro gente di città ricca e senza cuore. In realtà la sceneggiatura resta fedele alla vita vera dove, come in ogni realtà di provincia, ci sono persone aperte, sveglie, brillanti e persone occluse, ignoranti e prepotenti. Sarebbe stato facile semplificare con un facile “Le persone non ti perdonano il successo“. Le cose sono molto più complesse e spesso stupiscono: come il finale dell’opera.

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