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53 Anni Fa la Morte di Fausto Coppi, un Mito Inossidabile

Cinque giri d’Italia, due Tour de France, due mondiali su pista, uno su strada e tutte le grandi classiche. Non è necessario avere sessant’anni oggi, nel 2013, per conoscere  e apprezzare le imprese di Fausto Coppi, artista della bicicletta.

Le sue sfide con Gino Bartali,  di cinque anni più vecchio di lui, infiammavano di passione l’Italia del periodo bellico e quella della rinascita. Attorno ai miti di Fausto e Ginettaccio, capaci di scalare letteralmente le montagne di mezza Europa, si specchiava un Paese che stava faticosamente uscendo dal dramma e cercava di risalire dalla voragine della guerra. Quando si dice che lo sport è metafora della vita.

Coppi Bartali

Dal quel secondo giorno degli anni ’60 è passato più di mezzo secolo, il mondo è cambiato e con lui anche il ciclismo e l’Italia. Qualcosa, però sembra essere rimasto uguale ad allora: anche oggi il nostro Paese sta scalando una montagna. Quella della crisi economica, di una politica autoreferenziale che ha prodotto un pericoloso scollamento dalla gente.

E il problema si fa ancora più serio se pensiamo che oggi non c’è più un Fausto Coppi (e neanche un Gino Bartali) in cui sia possibile identificarsi e grazie al quale sperare di poter scollinare, prima o poi.  Ecco perché oggi la nostalgia del Campionissimo si fa ancora più opprimente. Perché se i miti non muoiono mai, il senso di vuoto si ripropone ogni maledetto 2 gennaio.

photo credit: Josef M via photopin cc

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