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6 facili mosse per uscire da una giornata storta

Non tutte le giornate sono uguali. Grazie a dio, aggiungerei. O grazie a noi… Poco importa. Rimane il fatto che fino a prova contraria non siamo comparse del film “Il giorno della marmotta”: e questa già è una gran cosa!

Pensatela in questo modo: se tutti i giorni fossero al top… Probabilmente non li apprezzeremmo nemmeno più. Siamo fatti così: semplicemente umani e immutabilmente insoddisfatti. Qualche giornata no funge proprio da post-it. Sì. Un promemoria. Un po’ della serie: “così la prossima volta che va tutto bene la smetti di lamentarti!”. Mmm… Ok. Recepito!

Le giornate da eliminare… Che odio, vero? Quando i pruriti compaiono in ogni dove. Il labbro si improvvisa antistress per i nostri denti. Il cellulare una bomba a mano. L’insofferenza regna sovrana. Le chiacchiere della gente intorno a noi che superano 1 minuto sono date per perse in partenza: la concentrazione non rientra nei nostri canoni giornalieri. Le gambe sono in perenne movimento: una telefonata più lunga del dovuto potrebbe comportare una maratona casalinga non indifferente! Pensieri fluttuanti appesantiscono l’aria: dove ho sbagliato? Ma se avessi detto un’altra cosa? E se avessi evitato di… O forse se invece di agire in quel modo avessi… Puff: quell’abnorme bolla dal peso specifico di un elefante sovrappeso non ha senso di esistere. Fatela esplodere, una volta per tutte. Prendete un bell’ago immaginario, conficcatelo con tutta la forza che avete in testa e dite BASTA alle paranoie! Se aveste “evitato di…”, se non aveste “agito in quel modo” o se aveste “detto un’altra cosa” non sareste stati voi, e di conseguenza non naturali! E poi smettiamola di autocolpevolizzarci ogni volta!

bolla-sapone

Ho scoperto 6 mosse per uscire da una giornata “no” all’insegna della sfiga e della paranoia. Provo a condividerle con voi… In fin dei conti tentar non nuoce, no?

1-      Non pensate di avere addosso la sfiga: certe cose ce le si attira… Think Positive! A breve il vento girerà a vostro favore…

2-      Smettetela di pensare che la colpa sia sempre e solo la vostra: un po’ di amor proprio e di autostima, santo cielo!

3-      Meglio morire di rimorsi che di rimpianti. Volete fare una chiamata e tutti gli amici vi consigliano di lasciar stare? Fate quello che vi sentite e siate voi stessi, sempre! Non avete bisogno di un Cyrano de Bergerac che vi detti le mosse da fare… O passerete il tempo libero divorati da famelici pensieri: “cavolo… E se avessi provato a scrivere? Se avessi chiamato? Se ci avessi provato?”. Morale: non soffermatevi sulle conseguenze. Risponderà o no? Darà una risposta diversa da quella che vi aspettate? Non importa: avete semplicemente dato ascolto al vostro io. Tutto il resto, come direbbe il buon vecchio Califfo, è noia!

4-      Avete un tarlo nel cervello? Fissatevi su altro!Chiodo schiaccia chiodo” non funziona solo nei rapporti sentimentali, quindi… Lanciatevi a fare qualcosa per la prima volta! Sia essa grondante di adrenalina o vellutatamente rilassante, poco importa: fatelo. Lanciatevi!

5-      Affidatevi alle mani del destino. Il disegno è già lì, nero su bianco. Richiede solo una piccola spinta per mettere in circolo gli eventi e le situazioni che andranno a ingarbugliarsi dando vita a nuove conoscenze, occasioni lavorative, incontri interessanti, racconti, brandelli di vissuto, passioni, sguardi, consapevolezze… Sapete cosa mi disse un giorno Ennio Coltorti? Eravamo lì, avvolti nell’afa romana e poggiati sulle fresche mattonelle di un recondito teatro nel cuore della capitale. “Sai cosa ci vuole per andare a New York, Marghe?” chiese lui, con quella voce che farebbe innamorare anche il più scettico dei romantici. Le ho provate tutte: partendo dal “comprare il biglietto”, passando dal “i soldi” fino ad arrivare alla tragica consapevolezza “Cacchio: non lo so!” sbranata dalla mia insaziabile curiosità: “Cosa???”.

Bisogna alzarsi dal divano”…

La giornata è particolarmente storta? Non restate in casa a farvela marcire addosso: uscite! Alzatevi da quell’ammasso di cuscini e lasciate che il destino agisca per voi: standosene chiusi in casa la scintilla non può azionare nessun meccanismo fatale…

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6-      Avete mai visto il film “Yes, man!”? Fatelo. E capirete a pieno quello che sto per dirvi… Dite sì, in quel giorno. Sì alla chiamata di un amico. Sì a un programma apparentemente noioso. Sì col mal di testa e la stanchezza che pulsa nelle gambe. Sì a un messaggio inaspettato. Sì a una partita, un ristorante, un cinema, una partita a tennis (non avete mai giocato a tennis? Meglio ancora…), un incontro al buio, una festa di sconosciuti, una sagra della salamella, una balera… Dite sì. E lasciate che il destino giochi per voi. Io ieri, nella mia giornata “no”, ho seguito tutti gli step alla lettera. Sono rientrata tardi, coi capelli sporchi, la doccia ancora da fare, il pc da sistemare (i virus mi hanno presa in simpatia), un pezzo da scrivere, il trucco da sistemare… Ed eccolo lì, il messaggio di Angy: ”Balera anni 50-60? E’ pieno di giovani! Non rompere: buttati una fascia in testa e vieni!”. Una balera piena di giovani è un controsenso in partenza, ho pensato. E poi è lontano… E come mi vesto? Beh, sapete che c’è? Chi se ne frega se non siete a tema: non ci farà caso nessuno… Come alla maggior parte delle feste in maschera: quasi nessuno ci azzecca in realtà! Ho buttato un po’ di lacca nei capelli, ho fatto una doccetta stile “flash”, ho infilato una salopette, un tacco non troppo impegnativo, mi son portata dietro una fascia della serie “se sono troppo poco anni 50 me la metto in testa ma per il momento con sto caldo da bagno turco nemmeno morta”, mi sono buttata in macchina, ho impostato il navigatore e … Ta-daaaan: sono andata!

Serata PAZZESCA amici miei. Pazzesca… La Balera dell’Ortica, Milano. Ecco dove sono finita!

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Mi sono lasciata trascinare da un signore sui 70 anni e mi sono scatenata in pista. Lì. Tra mille luci colorate e quel sapore retrò. Lì. Tra una signora col gambaletto in vista e una ragazza dal fisico mozzafiato. Lì. Dove le generazioni si fondono, staccano dai problemi e ricordano di avere una vita. Lì. A fianco al bocciodromo dei nostri nonni. Lì. Dove mangiare costa poco e ballare è il denominatore comune. Lì. Dove puoi essere te stesso, finalmente, dopo 24 ore di paranoie che ti hanno smangiato il cervello. Lì. Dove la tua giornata storta si raddrizza, si beve un bicchiere di vino della casa con la sciura Maria e torna a sorridere. Sulle note di Elvis…

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