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7 agosto 1990 omicidio Simonetta Cesaroni: il delitto di via Poma giallo ancora irrisolto

Oggi 7 agosto 2015 ricorre il 25° anniversario della morte di Simonetta Cesaroni, la 21enne massacrata con 29 coltellate nel suo ufficio, dove faceva la segretaria contabile, situato in via Poma a Roma, al civico 2. Un omicidio che sembra destinato a rimanere irrisolto: dopo 25 anni e numerose piste investigative rivelatesi vane, ancora non si conosce l’identità dell’assassino.

Il giorno in cui fu uccisa, Simonetta si recò al lavoro ma l’ufficio era chiuso al pubblico. Le ultime tracce di lei in vita le lasciano pc e telefono: alle 16.30 accende il pc, alle 17.15 fa una telefonata ad un collega di lavoro per chiedere delle informazioni, ma già alle 18.20 non fa la chiamata prevista al datore di lavoro. Ciò fa presupporre che a quell’ora fosse già morta. Il killer l’aggredì con un tagliacarte mai ritrovato, lasciandole il segno di un morso sul seno sinistro; ebbe il tempo di ripulire la scena del delitto ed andare via dallo stabile indisturbato, senza essere notato da nessuno. E forse c’era un complice con lui. Ma questa, ad oggi, è ancora solo un’ipotesi.

I sospettati del delitto e accusati nell’arco degli anni furono tre uomini. Pietrino Vanacore, uno dei quattro portieri dello stabile di via Poma 2. Ad inchiodarlo secondo gli inquirenti un’agendina telefonica di colore rosso (inizialmente creduta di proprietà della vittima) sulla scrivania accanto al corpo martoriato di Simonetta. Vanacore sarà scagionato definitivamente nel 2005 ed uscirà ‘pulito’ dall’inchiesta ma “20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio”, scriverà in un messaggio prima di togliersi la vita legandosi ad un albero per una caviglia e gettandosi in acqua in località Torre Ovo (Taranto). Vanacore il 12 marzo 2010 avrebbe dovuto deporre all’udienza del processo per l’omicidio della ragazza.

Nel ’92 il commerciante tedesco Roland Voller accusa Federico Valle del delitto. Il giovane, 20enne, è figlio dell’architetto Raniero Valle con studio al quarto piano di via Poma 2, sopra a quello in cui Simonetta viene uccisa. Voller racconta di aver saputo dalla madre di Valle, Giuliana Ferrara, che la sera del delitto il figlio era tornato a casa sanguinante. Federico avrebbe ammazzato Simonetta perché aveva una relazione con suo padre Raniero. Ma il gip nel giugno 1993 proscioglie Valle da ogni accusa per non aver commesso il fatto: il Dna del suo sangue è diverso da quello trovato sulla porta dell’ufficio di via Poma.

Raniero Busco, fidanzato di Simonetta di 3 anni più grande, viene iscritto nel registro degli indagati nel 2007, dopo che nel 2004, a 14 anni dal delitto, gli esperti del reparto scientifico dei carabinieri tornano nel palazzo di via Poma e trovano nei locali dei lavatoi nuove tracce repertate dal corpetto e dal reggiseno della vittima. Raniero Busco è accusato di omicidio volontario, inchiodato, secondo l’accusa, dalla sua saliva sul corpetto della vittima e dalla compatibilità del morso sul seno con le sua arcata dentale. Quando viene indagato e poi processato Busco ha 44 anni, una moglie e 2 figli. Fa una vita tranquilla e svolge l’attività di meccanico per Adr a Fiumicino. Sarà un lungo e tortuoso iter giudiziario il suo: il 26 gennaio 2011 viene riconosciuto colpevole dell’omicidio di Simonetta Cesaroni e condannato in primo grado a 24 anni di reclusione. Ma il ricorso in Appello ribalta totalmente la sentenza di primo grado: Busco il 27 aprile 2012 viene assolto dall’accusa del delitto per non aver commesso il fatto. Confermato il suo alibi, in sede di processo le tracce di Dna vengono ritenute circostanziali e compatibili anche con altri soggetti maschili e quello considerato fino ad allora un morso sul seno della vittima si rivela essere invece un livido di altra natura. Raniero Busco viene scagionato definitivamente quando, in seguito al ricorso presentato dalla Procura, la Cassazione conferma in via definitiva la sua assoluzione. Il delitto di via Poma è ancora irrisolto, senza colpevoli: quello di Simonetta Cesaroni rimane uno dei grandi casi insoluti di cronaca nera del nostro Paese.

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