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7 gennaio 2015, strage Charlie Hebdo: un anno fa l’attacco terroristico che colpì Parigi

Un anno fa a Parigi, alle 11.30 del 7 gennaio 2015, un commando armato composto da due uomini vestiti di nero e con il volto coperto, faceva irruzione negli uffici del Charlie Hebdo, sede del giornale satirico francese noto per lo stile graffiante e provocatorio, caratterizzato da vignette dissacranti su politica e religioni, tra cui quelle su Maometto tanto invise all’Islam.

I terroristi, dichiarandosi affiliati di Al-Qaeda, aprirono il fuoco al grido di “Allah Akbar!” facendo una strage. L’attentato venne poi rivendicato dall’Isis, più precisamente da una branca yemenita di Al-Qaida. Undici i feriti e dodici i morti: un addetto alla portineria, otto giornalisti (tra cui il direttore del periodico, Stephane Charbonnier, e i tre vignettisti Georges Wolinski, Jean Cabut e Bernard Verlhac), uno dei poliziotti assegnati alla protezione del direttore e un invitato alla riunione di redazione in corso in quelle ore.

Ma quella scia di sangue non era che l’inizio di tre giorni di terrore. I due attentatori, rivelatisi poi essere due fratelli franco-algerini, Saïd Kouachi e Chérif Kouachi di 34 e 32 anni, riuscirono a fuggire a bordo di una Citroën C3, uccidendo un secondo poliziotto accorso dopo la sparatoria, incrociato durante la fuga sul marciapiede di fronte alla sede del giornale.

Furono ore di panico per la Francia, l’Europa e il mondo intero: due terroristi armati di kalashnikov in giro per la Capitale, e l’immanenza di un’altra strage. E così fu. La caccia all’uomo era iniziata, e la mattina dell’8 gennaio 2015, a Montrouge, città a sud di Parigi, un altro terrorista, il 32enne Amedy Coulibaly (rivelatosi poi legato ai due fratelli Kouachi), sparò in strada contro la polizia francese, chiamata per un incidente stradale. Nella sparatoria fu colpita a morte la poliziotta Clarissa Jean-Philippe, e ferito un agente suo collega.

In quello stesso giorno Coulibaly si barricò in uno dei supermercati della catena Kosher Hypercacher, a Porte de Vincennes, nella zona est di Parigi, prendendo con sé alcuni ostaggi. Nel frattempo i due fratelli Kouachi ancora in fuga, assediati dalle teste di cuoio francesi nella tipografia sita nel villaggio di Dammartin-en-Goële dove si erano rifugiati, furono uccisi durante un conflitto a fuoco. Stessa sorte toccò in quegli istanti a Amedy Coulibaly, barricato nel supermarket Kosher, colpito a morte dalle forze speciali francesi durante un blitz che purtroppo costò la vita a 4 dei suoi ostaggi. Venti in totale i morti, inclusi i tre terroristi.

Il quarto membro del commando, sospettato di avere offerto aiuto ai terroristi della strage al Charlie Hebdo, si consegnò spontaneamente alla polizia: lui è Hamyd Mourad, 18enne senza fissa dimora originario di Gennevilliers. Per tre giorni Parigi fu tenuta sotto scacco da questi tre uomini del terrore, autori di una strage annunciata: nei mesi precedenti al gennaio 2015, infatti, l’allerta anti-terrorismo era stata innalzata sia in Francia che in altri Paesi, ma forse sottovalutata. Macabro preludio di ciò che poi è avvenuto il 13 novembre scorso: l’attacco al cuore di Parigi, al teatro Bataclan, allo Stade de France e a tre ristoranti della capitale francese, che ha causato la morte di 130 persone.

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