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8 marzo ieri e oggi, alla scoperta di quei posti nel mondo in cui le donne sono trattate ancora come bestie

Oggi 8 marzo è la Festa della Donna e quest’articolo non vuole essere l’ennesimo pezzo scritto per far polemica, per ribadire che forse si tratta di una ricorrenza vuota di significato, in virtù del fatto che nel nostro paese, come in molti altri, ancora troppe disparità ci sono tra uomo e donna. Basti pensare alla differenza di stipendio. Secondo Rapporto Italia 2019. La donna nel mondo del lavoro di Eurispes le lavoratrici guadagnano mediamente il 22% in meno rispetto ai lavoratori ed è inutile dirlo solo il 27% delle donne ricopre cariche manageriali nelle imprese del Belpaese. L’elenco potrebbe continuare, perché davvero sono molte le difficoltà con cui le donne devono fare i conti tutti i giorni, non solo l’8 marzo: la fatica a conciliare lavoro e famiglia, le molestie sessuali come ha dimostrato in questi ultimi mesi il movimento #MeToo e ancora la mancanza di una riforma che tocchi l’articoli 609 bis del codice penale italiano, il quale stabilisce sì che lo stupro è un reato, ma pure che per essere perseguito come tale esso deve avere una serie di caratteristiche, quali la violenza, la minaccia, o l’abuso di autorità. Ed è inutile dire che i casi di cronaca dimostrano che c’è ancora parecchia disinformazione a riguardo, soprattutto per quel che riguarda il consenso manifesto. Ed è per questo che in Italia una donna è violentata sempre due volte: la seconda quando si vede costretta a leggere o sentirsi dire: «Che ci faceva per strada da sola?», «Forse aveva bevuto, era ubriaca!» e ancora «Deve averlo provocato, chissà cosa indossava!». Questo succede da noi ed è una barbarie, ma se allarghiamo l’orizzonte ad altri paesi la situazione è ancora più grave: ci sono posti nel mondo dove le donne sono trattate peggio delle bestie, carne da macello. 

8 marzo, festa della donna: «I problemi fondamentali delle donne nascono anche e soprattutto da questo: il fatto di essere donne».

Per quanto mi è possibile, non solo l’8 marzo, ma sempre, cerco di tenermi lontana, evito di scrivere delle donne, proprio perché parlarne come se queste ultime fossero «una fauna speciale», come ha scritto una giornalista molto più brava di me, mi pare sia a sua volta discriminante. In realtà davvero mi piacerebbe che le donne fossero donne e basta, senza etichette, senza l’ingombrante bisogno di dimostrare ogni volta che un bel corpo può nascondere un’intelligenza straordinaria e che un buon posto di lavoro non è sempre il risultato di un compromesso firmato tra le lenzuola di un manager o sullo squallido divanetto di un produttore. Le donne vengono e abitano lo stesso pianeta degli uomini e questo dovrebbe bastare. Ma non prendiamoci in giro: purtroppo non è così. Ho letto Il sesso inutile di Oriana Fallaci, un libro che è in realtà un reportage che le era stato affidato dal direttore dell’Europeo, il giornale dove ha collaborato nei primissimi anni della sua carriera, per fare il punto sulla condizione delle donne in Oriente. Lei la pensava come me o meglio io la penso come lei: «Ciò che interessa gli uomini interessa anche le donne (…)», però «i problemi fondamentali degli uomini nascono da questioni economiche, razziali, sociali, ma i problemi fondamentali delle donne nascono anche e soprattutto da questo: il fatto di essere donne». Ci sono davvero paesi in cui le donne contano meno di un cammello, in cui le donne devono camminare con un lenzuolo davanti al volto per strada senza essere baciate dal sole, in cui le donne debbono passeggiare con i piedi fasciati e busti stretti senza lamentarsi. E non si può far finta di non vedere, non si può non dare voce a certe storie.

8 marzo, festa della donna: Dal Nepal alla Somalia, dal Pakistan all’Arabia Saudita ecco i posti nel mondo dove le donne sono trattate ancora come animali

Ed è assurdo che Il sesso inutile sia stato pubblicato da Rizzoli nel 1961 e che a distanza di anni poco sia cambiato: certi tabù e pregiudizi si sono conservati, sopravvissuti allo scorrere del tempo, tramandati di padre in figlio. Basta leggere qualche lucido articolo pubblicato lo scorso anno o anche negli ultimi giorni per capire che in certi paesi le donne non possono far valere i propri diritti e sono trattate come merce di scambio, come animali. Prendiamo il Nepal: qui le donne sono costrette a matrimoni precoci che spesso le portano a non sopravvivere al primo parto, il padre è autorizzato a vendere la figlia e quest’ultima non può disubbidire. Stessa storia in Afghanistan, dove l’aspettativa di vita media è pari a 45 anni per le donne. In Pakistan queste ultime hanno sempre un «padrone» a cui obbedire: che sia il padre, il fratello, lo sposo importa poco: le donne sono costrette a subire ogni forma di violenza senza reagire e addirittura possono essere lapidate in caso di adulterio. Nella Somalia lo stupro è molto comune e alle donne è vietato lavorare. In Iraq le ragazze vengono continuamente rapite e seviziate, pensate che nel 2014 oltre 150 donne sono state uccise da un gruppo di soldati soltanto perché si erano rifiutate di fornire loro servizi sessuali. In Guatemala e in Arabia Saudita una donna non può uscire da sola senza correre il rischio di essere violentata. Mali invece è famosa per le mutilazioni genitali a cui sono sottoposte le bambine.

«Fauna speciale», «Sesso Inutile» o cos’altro? «Per le donne la felicità ha molto a che fare con la libertà e poco con il potere»

Questo succede oggi, nel 2019, a pochi passi da noi. E sono storie reali, che se lette in filigrana, con Il Sesso Inutile di Oriana Fallaci dimostrano che purtroppo l’uomo non impara e che quel reportage è tra le opere più lungimiranti della scrittrice fiorentina, che racconta nel suo libro dell’incontro con una sposa bambina a Karachi, della vista delle matriarche che vivono nella giungla in Malesia e ancora del dialogo con alcune geishe che popolano Kyoto. Perché nulla cambia e tutto resta com’è? Perché ci riempiamo la bocca di belle parole? Perché le mimose ricevute oggi non bastano a cancellare il divario che divide uomini e donne? Molto probabilmente ha ragione la giornalista Giovanna Botteri a scrivere che «per le donne la felicità ha molto a che fare con la libertà e poco con il potere». Già, finché tutte le donne non potranno godere della stessa libertà degli uomini il mondo non sarà un posto accogliente, ma soprattutto giusto. Libere di realizzare se stesse, di sognare in grande. Questo è l’augurio grande da fare a tutte noi.

leggi anche l’articolo —> 8 Marzo, ecco perché ricorre la Festa della donna

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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