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8 ottobre 2005, terremoto in Pakistan: 10 anni dopo il sisma più dimenticato di sempre

Erano le ore 3:50 dell’8 ottobre 2005, quando una violentissima scossa di terremoto di grado Richter 7.6 ha travolto il Kashmir, provocando la morte di 73mila persone, di cui la maggior parte in Pakistan: un bilancio spaventoso, capace di trasformare il paese in una valle di morte (si stima che siano morti sotto le macerie all’incirca 30mila bambini).

Nel 2006, a un anno di distanza dal terremoto, solo Medici Senza Frontiere è tornata a fare il bilancio della situazione, riportando le testimonianze di tre operatori intervenuti durante la missione umanitaria. Toccanti le dichiarazioni di Samran Afzal Emanuel, addetto al rifornimento a Islamabad per conto della ONG: “La vita quotidiana continua ad essere concentrata sulla ricostruzione delle case, la ricerca di cibo e la garanzia di arrivare alla fine del mese mentre le organizzazioni di assistenza si ritirano gradualmente. Molta gente continua a soffrire della sindrome da stress post traumatico, di fobia, di ansia e altri disturbi comportamentali. Un anno è troppo poco per cancellare gli effetti di una catastrofe così grande dalla vita di tutti i giorni.”

A dieci anni esatti dalla catastrofe, come vanno le cose in Pakistan? Sul web è impossibile rintracciare informazioni che documentino lo stato di ricostruzione del paese al 2015, capire se e come le persone siano riuscite a raccogliere le macerie materiali e psicologiche di quella catastrofe. Un terremoto dimenticato dal mondo? Oggi solo L’Internazionale ha ricordato come il terremoto dell’8 ottobre 2015 abbia distrutto 3,5 milioni di abitazioni e che la regione non sia ancora riuscita a riprendersi a causa della perdita di vite umane e dei danni materiali. Secondo quanto riportato da un portavoce del Comitato internazionale della Croce rossa, nel 2007 si sono interrotte le ricerche volte a ritrovare i 228 dispersi.

Al mondo occidentale, però, continuano ad arrivare le informazioni sugli attacchi terroristici e sulla stato di perenne allerta che vige nel paese: come documentato sul portale Viaggiaresicuri.it, le violenze continuano a investire la capitale Islamabad, ma anche Karachi, Peshawar e Quetta, dove vengono presi di mira uffici pubblici, scuole specialmente femminili, luoghi di culto anche islamici, mercati e mezzi di trasporto.

A noi resta solo augurarci che qualcuno, almeno oggi, abbia il coraggio di allontanare lo sguardo dal proprio orizzonte ristretto, invitandoci a riflettere su una delle tante tragedie passate nel dimenticatoio.

In apertura: ragazza pakistana in una scuola islamica – Image Credit: thomas koch / Shutterstock.com

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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