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Abdul Jeelani, la “mano di maometto” non c’è più

Sono nato con lo stridio delle scarpe da pallacanestro nelle orecchie in una delle città più baskettare d’Italia. Come tanti, l’amore per questo sport è scoccato a prima vista. Ho avuto la fortuna di vivere momenti memorabili come la promozione della mia adorata Libertas in serie A. Quel lontano 27 Maggio del 1981 fu Alessandro Fantozzi, appena ventenne, a mettere a segno i due tiri liberi che ci permisero di superare la Giovinetti Bergamo ed a spedirci in paradiso, raggiungendo gli odiati rivali della pallacanestro livorno sponsorizzata Magnadyne.

Due squadre in serie A, qualcosa di inimmaginabile per una città come Livorno. Dopo tanti anni finalmente eravamo tornati laddove era giusto essere, i ricordi delle imprese della vecchia Fargas si stavano infatti sbiadendo.

Avevo 11 anni ma ricordo bene l’arrivo dei due Americani. Il primo era Rudy Hackett, il roccioso papà di Daniel. Un pivot energico ma schivo e riservato. Il secondo era Abdul Jeelani e si presentò a tutti definendosi il “Julius Erving” Italiano. Capelli afro, gran sorriso e sguardo sveglio.

Aveva già mostrato le sue doti nell’Eldorado Lazio qualche anno prima e poi aveva passato due anni prima nei Portland Trail Blazers e poi nei Dallas Mavericks, segnando tra l’altro il primo punto di quella franchigia.

L’ingegner Boris era ben consapevole che in serie A ci voleva qualcuno con tanti punti nelle mani e lo riportò a Livorno sebbene giravano voci che fosse infortunato.

Ci mise pochissimo a diventare il “divino”. Jeelani era l’essenza del Basket, il manuale vivente dell’attaccante moderno. Sembrava che potesse irridere qualsiasi avversario e soprattutto, quando decideva di vincere, era semplicemente impossibile marcarlo. Come quando ridicolizzò il quotato Antoine Carr che giocava a Milano. Nel riscaldamento Carr si esibì in una serie di schiaccioni impressionanti sotto gli occhi sornioni di Abdul che se ne stava in disparte a fare stretching. Poi però durante la partita non ci fu storia…..un monologo!

Anticonformista, amante delle donne e dell’erba, gran compagnone, Abdul era il George Best della pallacanestro ed averlo nella tua squadra ti faceva amare questo sport ancora di più, visceralmente!

Eccessivo fuori dal campo ma anche dentro, come quando, dopo un derby vinto contro la PL, scagliò un pallone sugli spalti colpendo una piccola tifosa. Si scusò immediatamente. Oppure quando a Liverpool, in una partita di coppa Korac, si rifiutò di giocare su un pavimento piastrellato anziché su un parquet.

Per noi ragazzini diventò un idolo. Era una goduria vederlo sgusciare tra gli avversari con quel suo tiro mortifero dalla media o lasciare sul posto l’avversario con i suoi movimenti repentini in post basso. Con Kevin “the big bird” Restani, anche lui scomparso prematuramente a soli 57 anni, formava una delle migliori coppie di americani del campionato Italiano.

“ABDUL ABDUL ABDUL!”, l’urlo della curva risuona ancora nella mia mente. Si era talmente integrato nello spirito goliardico della nostra città al punto che parlava italiano con la cadenza livornese, utilizzando il classico “Dè” al momento giusto.

Si narra erroneamente che fu Alberto Bucci, arrivato alla guida della Libertas Livorno per riportarla in A/1 dopo una sanguinosa quanto inaspettata retrocessione a volerlo allontanare. Bucci in persona, durante le ricerche fatte per scrivere ROMANZO A SPICCHI, mi confidò che in realtà fu la dirigenza a suggerire di cambiare.

Nessuno ne fu felice, e nessuno dimenticò mai il divino Abdul.

Dopo essersi ritirato dal basket giocato sparì nel nulla. Un bel giorno scoprì che lavorava alla Johnson Wax e tentai di tirare ad indovinare la sua email….abdul.jeelani@johnsonwax.com? O forse a.jeelani@abduljeelani? O magari utilizzava il suo primo nome gary.cole@johnsonwax.com… Una giunse a destinazione ma non ricevetti mai risposta.

A distanza di anni, nel 2011, venne fuori la notizia che Abdul, distrutto dai debiti e dai suoi eccessi, era diventato un senzatetto e che necessitava aiuto. Un intera città si mobilitò per farlo e di colpo Abdul tornò in Italia.

Non solo Livorno però. Simone Santi, presidente della Lazio Basket, decide di affidargli il “Progetto Colors”. Abdul torna a sorridere in veste di “maestro di Basket” interpretando al meglio il ruolo datogli da Santi grazie alla sua grande umanità ed alla sua voglia di utilizzare la pallacanestro a favore dei ragazzini disagiati della periferia di Roma.

Un bel giorno stavo giocando con alcuni amici un po’ attempati e lo vidi arrivare. Un po’ appesantito ma con il suo classico sorriso stampato in faccia, i capelli Afro non c’erano più, ma era proprio lui!

Ci invitò alla cena che la Libertas aveva organizzato per salutarlo e si mise anche a fare due tiri con noi. Il primo fu un “air ball” e ci guardammo stupiti ma poi infilò una serie infinita di canestri.

Ci disse che non era in grado di giocare e che non lo faceva da anni, ma il tocco vellutato era sempre quello. Andai a quella cena e ci parlai tantissimo. Fu un emozione ascoltare la sua sfortunata storia ma fu impossibile non notare la sua voglia di vita, la sua dignità, la determinazione di ricominciare aiutando chi ne aveva bisogno. Gli chiesi se si ricordava di un bambino che, dopo una vittoria gli era saltato sulle spalle per farsi portare in giro. Mi guardò sorridendo puntando il dito verso di me “It was you!”.

La “mano di maometto” era tornata a casa!

Per me Abdul Jeelani ha rappresentato un idolo e stamani la notizia della sua scomparsa, a soli 62 anni, è stato un colpo al cuore. Voglio immaginarlo su un campetto lassù in paradiso che vola sopra gli angeli per depositare a canestro un assist del suo amico Kevin Restani, entrambi indossando la maglia della leggendaria Peroni Analcolica Livorno.

“Progetto Colors negli ultimi anni ha aperto un centro anche presso l’orfanotrofio di Zimpeto (periferia di Maputo, Mozambico) ed è proprio qui che domani pomeriggio il Presidente Simone Santi ed i giovani giocatori di Progetto Colors Mozambico (4 squadre, di cui 3 femminili ed 1 maschile) ricorderanno Abdul Jeelani, affinchè i ricordi e le immagini postate sui social networks da amici e tifosi da tutto il mondo in queste ore possano diventare un’eredità vera di sport, crescita ed integrazione.”

Start Upper ed esperto di imprese tecnologiche, 42 anni, laurea e master ottenuto in Gran Bretagna. Vive a Livorno ma viaggia spesso tra Milano e Torino.

Scianel Gomorra

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