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Abolito il canone RAI?

Facendo un pò di ricerche, abbiamo scoperto che il sito da qui proveniva l’esaltante notizia era il Corriere del Mattino. Il tono è serioso, si parla di un ricorso del Governo Italiano ritenuto inammissibile dall’Alta Corte in quanto è “dominante il carattere pubblico tra il contribuente e il resto della comunità”. In poche parole, la Corte Europa per i Diritti dell’Uomo avrebbe dichiarato che la polizia fiscale, intervenendo nelle sue operazioni di esattoria, avrebbe violato il diritto delle persone di ottenere informazioni di tipo pubblico.
Insomma, lo stato Italiano ha imposto il dazio obbligando il pagamento del famoso canone in base ad una legge del lontano 1938, quando ancora non esisteva la TV, e che si riferiva al semplice possesso di sistemi adatti alla ricezione e trasmissione di dati.

Alla notiziona del secolo, secondo cui pagare il canone RAI sarebbe illegittimo, molti hanno iniziato a far festa. Le condivisioni su Facebook o su Twitter si sono moltiplicate con tanti di commenti festanti di tutti coloro i quali adorano dar contro a qualsiasi cosa riguardi lo stato e le tasse (ossia la stragrande maggioranza degli Italiani).

Ora, noi per primi cerchiamo di dare notizie curiose ed in grado di propagarsi sui social network ma evidentemente c’è qualcuno che se ne approfitta e per tale motivo ne prendiamo le distanze in modo netto.

Al di là del fatto che la sentenza in questione ha detto l’esatto contrario di quanto affermato da questo “Corriere del Mattino”, non nuovo a bufale pazzesche, facciamo notare come per leggere la notizia sul sito è necessario cliccare su un “mi piace”. Un’azione che dovrebbe favorire il mantenimento di questo presunto servizio giornalistico gratuito, ma che invece fa scattare un’applicazione che pubblica notizie sul profilo dell’utente Facebook.

Ecco il paradosso. Il canone RAI, per quanto odiato, contribuisce a mantenere un servizio pubblico efficace. Si tratta di una tassa criticabilissima e odiatissima ma non è affatto vero che è stata abolita.
Scrivere una notizia “bufala” con il puro intento di portar traffico su un articolo ricco di pubblicità e addirittura chiedere un “mi piace” per leggerla, che è in realtà un modo per propagare ancora di più le notizie, è un tipo di attività truffaldina che non fa onore a chicerca, con passione, di offrire servizi giornalisti, seppur generati da utenti appassionati.

Un pesce d’aprile di Gennaio è un buon modo per iniziare il 2014.

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