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Abortire in Italia nel 2017: “Al mio paese quando una donna abortisce suonano le campane a lutto”

La polemica suscitata dall’assunzione di medici disposti a praticare l’aborto presso l’ospedale San Camillo di Roma ha generato una serie di polemiche da parte degli anti-abortisti che parlano di discriminazione attuata verso chi sceglie di esercitare la propria vocazione medicale secondo coscienza. In realtà la questione è più semplice, attualmente sette ginecologi su dieci, in Italia, non praticano le interruzioni di gravidanza; a fronte di ciò gli ospedali – per garantire i servizi che la legge impone – devono necessariamente assumere personale in grado di adempiere alle proprie mansioni.

La Dott.ssa Rosamaria Spina, sessuologa, è intervenuta ai microfoni della trasmissione Genetica Oggi condotta da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus al fine di fornire la sua testimonianza circa le modalità con cui viene ancora oggi trattato l’aborto. Riguardo il caso dei medici obiettori riporta una precisa problematica “Nel mio paese in Calabria, San Giovanni in Fiore c’è un ospedale che versa in condizioni complesse e che ha assunto solo ginecologi obiettori. Praticare un’interruzione di gravidanza dentro il paese è praticamente impossibile. Per ovviare a questa problematica seria e alla richiesta obiettiva che c’era in paese hanno deciso di far venire periodicamente un ginecologo che pratica questo intervento. L’ex parroco della mia parrocchia Santa Lucia a San Giovanni in Fiore, Don Emilio Salatino, nel giorno in cui si praticavano le interruzioni di gravidanza faceva suonare la campana a lutto, a morto. In un paese è già difficile mantenere l’anonimato, quasi sicuramente le persone sanno per quale motivo ti stai recando in ospedale quel giorno specifico. E poi in aggiunta sentire queste campane che suonano tutto il giorno. E’ tutto molto inquietante“.

Privacy violata, impossibilità di fruire di servizi sanitari che per la legge dovrebbero essere riconosciuti, stigmatizzazione sociale, obiezione di coscienza da parte della maggioranza dei medici: in queste condizioni, con drammatica frequenza, sono in numero sempre maggiore le donne che si ritrovano a vivere un incubo nell’incubo. Eppure abortire in Italia, a parole, è legale.

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