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Aborto in Italia: oltre l’80% di medici obiettori in 8 regioni italiane

Il Consiglio d’Europa ha dichiarato “ammissibile” il ricorso della Cgil alla Corte sulla violazione dei diritti alla salute delle donne che intendono accedere all’interruzione di gravidanza in Italia secondo le modalità previste dalla legge 194/78 nonché dei medici non obiettori di coscienza. Secondo i dati resi noti infatti in Italia sarebbero oltre due medici su tre a rifiutarsi, per motivi etici, di effettuare interventi di aborto volontario, previsti invece per legge e gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale. Secondo quanto affermato dal Consiglio d’Europa non solo le donne che vorrebbero praticare l’aborto devono incorrere in forti difficoltà nel trovare un medico che lo pratichi, ma gli stessi medici non obiettori graverebbero in una situazione lavorativa difficile, sarebbero discriminati sul luogo di lavoro.

Secondo i dati resi noti se nel 2003 i ginecologi che non effettuavano aborti erano il 57,8%, nel 2009 sono saliti al 70,7%. Secondo l’ultima relazione del Ministero, risalente allo scorso novembre, c’è una forte differenziazione tra le regioni per quel che riguarda il numero di ginecologi obiettori di coscienza; si rilevano percentuali superiori all’80% in 8 regioni, principalmente al sud: 93.3% in Molise, 92.9% nella provincia autonoma di Bolzano, 90.2% in Basilicata, 87.6% in Sicilia, 86.1% in Puglia, 81.8% in Campania, 80.7% nel Lazio e in Abruzzo.

Secondo il Consiglio d’Europa questa situazione può “comportare notevoli rischi per la salute e il benessere delle donne interessate, il che è contrario al diritto alla protezione della salute”; in risposta a queste affermazioni è intervenuto il Ministero della Sanità con una nota resa pubblica a seguito della sentenza, con dei dati sulla situazione attuale. Il numero di aborti richiesti dall’entrata in vigore della legge è sceso (233.976 nel 1983, 102.760 nel 2013 e 97.535 nel 2014) a fronte di un numero costante di ginecologi non obiettori di coscienza: 1607 nel 1983, e 1490 nel 2013. Il numero di ginecologi che praticano l’aborto “risulta quindi congruo, anche a livello sub-regionale, rispetto alle IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) effettuate, e il carico di lavoro richiesto non dovrebbe impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre le IVG e non dovrebbe creare problemi nel soddisfare la domanda di IVG” ha sottolineato il Ministero.

Credit Foto: Steve Allen / Shutterstock

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