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Aereo malese scomparso, i voli moderni sono ancora sicuri?

Continuano le ricerche della scatola nera del volo AirAsia caduto nel mare di Giava il 28 dicembre. Ulteriori elementi faranno capire se la tragedia era davvero inevitabile. Sicuramente alcuni accorgimenti a livello tecnologico avrebbero reso più rapido il ritrovamento del relitto (ne abbiamo già parlato qui). Ma ora gli addetti ai lavori si chiedono se ci sia un pilota al mondo che sarebbe stato in grado di salvare il volo QZ 8501. Sì, perché sembra che non solo i piloti dell’aereo malese scomparso non siano stati in grado di salvare il velivolo dal maltempo, ma che una circostanza simile a quella in cui si sono trovati addirittura non sia prevista da nessun programma di addestramento.

Il trasporto aereo nel XX secolo ha raggiunto livelli di sicurezza impressionanti (per capirci, è molto più probabile morire in un incidente d’auto che in uno in aereo). Questo risultato è stato raggiunto grazie a tre grandi progressi tecnologici: la maggior potenza dei motori, che ha ridotto di molto la durata dei voli e quindi il rischio che cadano; la componentistica in alluminio, che ha reso i velivoli più leggeri e forti; il pilota automatico, che ha garantito viaggi sempre più sicuri e automatizzati.

Paradossalmente, dagli anni ’80, il pilota automatico ha reso gli incidenti dovuti ad errori umani molto più frequenti di quelli dovuti ad un errore della macchina. Insomma, la macchina è diventata più affidabile dell’uomo. Da un lato questo è molto positivo, perché il sempre minor impatto che il pilota “umano” ha sul viaggio permette al pilota automatico di garantire una maggior sicurezza al volo. Dall’altro il fatto che i piloti non siano più abituati a pilotare gli aerei li ha resi lenti e poco reattivi nei momenti in cui c’è bisogno di mollare il pilota automatico e salvare manualmente il velivolo.

Gli stessi programmi di addestramento, che dovrebbero simulare le condizioni più critiche in cui un pilota può trovarsi, sono solo parzialmente efficaci. Claude Lelaie, consigliere del CEO di Airbus, ha raccontato come, modificando il programma di addestramento per simulare delle condizioni particolarmente critiche (simili a quelle che i piloti del volo AirAsia hanno incontrato al momento del disastro), non solo i piloti “normali” non sarebbero stati in grado di salvare il velivolo, ma neppure gli istruttori dei piloti ci sarebbero riusciti.

Queste carenze nell’addestramento dei piloti sono note dal 2009, anno del terribile incidente – come dinamica molto simile a quello del volo QZ 8501 – del volo Air France 447. Eppure nulla o quasi è stato fatto per evitare altre disgrazie simili migliorando le abilità dei piloti.

Davide Astori

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