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Aids: 10 luoghi comuni (falsissimi) da sfatare su questa sindrome

Quando si parla di Aids, si intende una sindrome e non una malattia. L’acronimo stesso, infatti, indica Sindrome da immunodeficienza acquisita. Il retrovirus che causa questa sindrome, invece, è l’HIV. Gli ultimi dati emersi dall’Istituto Superiore della Sanità evidenziano una situazione stabile per quanto riguarda i contagi in Italia. L’incidenza più alta si verifica nel range di età che va dai 25 ai 29 anni e le cause principali sono per lo più i rapporti non protetti. Vediamo quali sono i luoghi comuni su questa sindrome e le false credenze su come si può contrarre.

Il primo luogo comune è la trasmissione del virus: non è possibile contrarre l’HIV con un semplice contatto di mano o con un bacio. Gli studi affermano che non può esserci contagio attraverso sudorazione, saliva, lacrime o semplice contatto epidermico. Al contrario, il contagio si può presentare attraverso sangue, fluidi vaginali, sperma e latte materno. Il secondo luogo comune riguarda le zanzare: l’HIV non può trasmettersi attraverso la puntura di zanzara, la saliva di questo insetto può farci contrarre Dengue o Malaria, ma non l’HIV. Terzo luogo comune: se in una coppia, entrambi i partner hanno l’HIV si possono avere rapporti non protetti: no, è bene evitarlo poiché ci sono diversi ceppi di virus e un’ulteriore infezione da HIV potrebbe rendere la terapia obsoleta o inefficace. Quarto luogo comune: una donna in gravidanza trasmette sempre il virus al proprio figlio? No, il contagio dei feti dalle madri sieropositive è del 20% senza la terapia anti retrovirale, con i moderni controlli e monitoraggi, la percentuale scende a 2 e, in alcuni casi, arriva a zero.  Quinto luogo comune: per l’allattamento vale la stessa percentuale, ovvero, senza terapia anti retrovirale, la madre ha il 20% di possibilità di trasmettere il virus al proprio bambino attraverso il suo latte.

Sesto luogo comune: il coito interrotto riduce il rischio di contrarre l’HIV, falso, basta entrare in contatto con i fluidi vaginali o con il liquido pre-eiaculatorio – anche se ci sono forti dibattiti su quest’ultimo – per essere contagiati. Settimo luogo comune: tutte le persone sieropositive muoiono. Falso, con le nuove terapie anti retrovirali l’aspettativa di vita è pari a quella di una persona che non ha contratto il virus, a patto che vengano seguite rigidamente le terapie prescritte. Ottavo luogo comune: i rapporti orali non trasmettono il virus, falso, nel momento in cui la bocca entra in contatto con i fluidi vaginali o con lo sperma, il rischio contagio aumenta. Nono luogo comune: si prende solo dalle prostitute e sono tutte sieropositive, falso ovviamente, oggi il rischio di contagio è aperto a tutti e spesso molte persone non sanno di avere il virus, il rapporto degli inconsapevoli, secondo le stime, è di 1 a 4. Decimo luogo comune: se il partner risulta negativo al test, allora si possono avere rapporti non protetti. No. Bisogna fare attenzione; il test rivela gli anticorpi che reagiscono al virus, ma c’è una linea di tempo di tre settimane prima che risultino in numero sufficiente per essere rilevati. In questo caso è bene effettuare un secondo test dopo tre mesi.

Photo Credit: RAJ CREATIONZ/Shutterstock.com

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