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Alberto Moravia ed Elsa Morante storia d’amore: «Le chiavi di casa sua al primo appuntamento!»

Alberto Moravia ed Elsa Morante, una delle coppie più famose del Novecento. «La ragione per cui sposai Elsa è che non ne potevo più di andare a prenderla la sera a casa sua. Era un inverno gelido e dopo averla accompagnata a casa rientravo completamente infreddolito. Elsa indossava un tailleur nuovo ma aveva una borsa con una macchia che nascondeva pudicamente tenendola contro la gonna. (…) Non avevo soldi per comprare un anello, mi limitai a comprare il rituale mazzo di mughetto!». Una proposta di matrimonio come tante, come se ne fanno tante, oggi come ieri, ispirata apparentemente più da ristrettezze economiche che da un sincero sentimento. In realtà i protagonisti di questa storia si sono tenuti per mano a lungo, si sono amati moltissimo.

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Alberto Moravia ed Elsa Morante storia d’amore: due vite per la letteratura

Un amore fatto di carezze e ingiurie, scenate e riavvicinamenti, litigi e ritorni. Per il mondo erano Elsa e Alberto, per la letteratura, a cui hanno dedicato tutta la vita, Elsa Morante e Alberto Moravia. Lei di origini modeste: la madre era maestra elementare, il padre istitutore in un riformatorio per minorenni; lui apparteneva ad una famiglia borghese ed era già celebrato nei salotti letterari per aver pubblicato nel 1929 il romanzo choc “Gli Indifferenti”, che smascherava il doppiofondo delle borghesia. Si conoscono nel 1936 e si sposano cinque anni dopo.

«Mi mise in mano le chiavi di casa sua!», i dettagli sul primo appuntamento tra Alberto Moravia ed Elsa Morante

Il matrimonio viene celebrato da padre Tacchi-Venturi e i testimoni sono Longanesi, Pannunzio, Capogrossi e Morra, letterati e artisti, che frequentano il loro stesso giro. «Ci presentò il pittore Capogrossi. Cenammo insieme con degli amici e salutandomi lei mi mise in mano le chiavi di casa sua!», racconta Moravia in un’intervista e sempre a proposito di Elsa Morante, allora venticinquenne, aggiunge: «Viveva sola e moriva letteralmente di fame. E anche di solitudine: mi disse che un giorno, per sentire una voce umana, fece il numero di telefono che dava le ore. Per campare cercava di guadagnarsi la vita facendo le tesi per gli studenti pigri. Era letteratissima. Aveva i capelli bianchi fin da adolescente, un gran fungo su una faccia rotonda. Era molto miope, aveva occhi belli con lo sguardo trasognato dei miopi. Aveva il naso piccolo e la bocca grande, capricciosa. Una faccia un po’ infantile!».

Il bisogno disperato di Elsa Morante di sentirsi amata

Dopo le nozze, i due vanno ad Anacapri dove, a detta di Moravia, “non c’era nessuno e si viveva con poco”. Per eludere l’arresto dopo l’8 settembre del ’43 Moravia fugge con la moglie verso Napoli, ma sono costretti a fermarsi a Fondi, dove i coniugi vivono nove mesi con altri rifugiati e contadini. Da questa situazione così difficile trarranno entrambi l’ispirazione per la scrittura di due noti romanzi: lei La Storia (1974), lui La Ciociara (1957) . Rientrati nella capitale, Alberto Moravia fa di tutto per introdurre la moglie nell’ambiente culturale romano, tra pittori, intellettuali e poeti, ma lei come dimostrano le sue lettere, non è a suo agio e si sente soffocare. A inclinare il rapporto, probabilmente, un marito troppo egocentrico e assente, il desiderio della Morante di sentirsi amata e la maternità mancata.

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Alberto Moravia ed Elsa Morante: «Avrei rasentato la follia se non ci fossimo separati!»

Nel 1962, i due decidono di mettere fine al loro matrimonio. «Ho idea che Elsa abbia reso la nostra vita talmente difficile che sentivo che avrei rasentato la follia se non ci fossimo separati!», racconta Moravia, che quello stesso anno conosce Dacia Maraini, la quale sarà la sua compagna per diversi anni, fino al ‘76 quando lo scrittore intraprenderà una relazione con Carmen LLera, di 45 anni più giovane di lui. «Elsa è stata veramente la donna con la quale ho vissuto il periodo più politico e più pubblico della mia vita. Forse anche per questo il nostro rapporto è stato particolarmente drammatico!». Ci si lascia a volte anche per non ferirsi più. Moravia abbandona così la casa coniugale in via dell’Oca e si trasferisce in Lungo Tevere della Vittoria. 

«Nella corsa del carro funebre i fiori, probabilmente male assicurati alla corona, volarono via uno dopo l’altro…»

Elsa Morante vive, invece, una tormentata storia con il regista Luchino Visconti, il quale l’avvicina all’ambiente cinematografico. In seguito la scrittrice conosce a New York il pittore americano Bill Morrow, che si suiciderà poco dopo, ennesimo graffio sul cuore per la fragile Elsa, che si spegnerà a Roma nel 1985. Al suo funerale Alberto Moravia non può mancare: «Ho appreso la morte di Elsa a Bonn, in Germania, dove mi trovavo in viaggio per un’inchiesta giornalistica. Era pieno inverno, aveva nevicato moltissimo. Allora sono uscito, ho camminato a lungo nella neve. Ero commosso e cercavo di dissipare la commozione con il gelo della giornata invernale. Tornai a Roma in tempo per il funerale, andai a vedere la salma esposta nella bara. Il viso di Elsa negli ultimi anni si era trasformato nel senso di una vecchiaia un po’ funesta. Con la morte era tornato a un aspetto quasi infantile, sereno, forse sorridente. Nella corsa del carro funebre i fiori, probabilmente male assicurati alla corona, volarono via uno dopo l’altro e andarono a schiacciarsi sull’asfalto: quei fiori che volavano via tra il carro funebre di Elsa e la mia macchina mi fecero un’impressione delirante e simbolica: così era volata via Elsa dalla mia vita». Queste le parole di Alberto Moravia contenute nella sua biografia più famosa, a cura di A. Elkann, uscita nel 1992 per l’editore Bompiani. «Le coppie di letterati sono delle vere pesti», ha scritto in una lettera Elsa Morante all’amica Maria Valli, ma guai se non ci fossero, possiamo aggiungere noi, che a distanza di tempo, quella disperata storia d’amore non riusciamo a dimenticarla.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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