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Aldo Moro anniversario: 38 anni fa il rapimento e la strage di via Fani

Il 16 marzo 1978 si registra per l’Italia una delle pagine più nere del dopoguerra, il rapimento in via Fani di Aldo Moro e l’eccidio dei cinque uomini della sua scorta. Quella mattina di 38 anni fa in Parlamento doveva essere presentato il nuovo governo di Giulio Andreotti, il Governo che ha aperto la stagione del compromesso storico tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, per ottenere la fiducia delle due Camere, quando in via Mario Fani a Roma, un commando delle Brigate Rosse bloccava la macchine della scorta dello statista con l’intento di sequestrarlo e uccidere i cinque agenti di scorta, i due carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci a bordo della Fiat 130 in cui viaggiava Moro e i tre poliziotti di scorta a bordo di un’Alfetta, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Il piano militare preparato con terribile efficacia era stato studiato nei minimi particolari e diede inizio alla prigionia di Aldo Moro durata 55 giorni, in cui lo statista fu sottoposto a un processo politico dal “Tribunale del Popolo” isituito dalle Brigate Rosse e che si concluse con l’uccisone del “prigioniero”, fatto ritrovare cadavere il 9 maggio 1978, nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani.

Il sequestro e l’assassinio dell’uomo di Stato, Aldo Moro, è stato un atto terroristico senza precedenti per tutta l’Europa e ha rappresentato il culmine della stagione del conflitto tra le Brigate Rosse e le istituzioni democratiche con conseguenze gravissime persino sui principi fondativi delle democrazia italiana. Aldo Moro leader della sinistra Democrazia Cristiana, insieme al segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, sono stati i due protagonisti principali della nuova stagione politica che si apriva, quella della convergenza tra l due grandi forze popolari che insieme avevano dato vita alla Costituzione repubblicana e i si erano contrapposte l’uno al Governo, l’altra all’opposizione. Aldo Moro nel XIII congresso della DC aveva dato il via alla nuova fase che andava oltre l’esperienza governativa di centro sinistra DC-PSI con l’apertura: “Al Partito comunista, del difficile accesso
 al potere delle masse popolari che in esso si riconoscono“. Il presidente Moro dal risultato elettorale del 1976 aveva tratto l’indicazione che erano usciti “due partiti vincitori e due vincitori in una battaglia creano certamente dei problemi”, necessariamente dovevano trovare sbocco non nella contrapposizione bensì nella convergenza per il superiore interesse nella democrazia italiana.

Naturalmente questa visione politica e la strategia dell’apertura portata avanti da Moro incontrava grandi resistenze sia nelle parti più estreme della società italiana che a livello internazionale, determinando una convergenza di interessi tra il terrorismo delle Brigate Rosse, un’organizzazione che si rifaceva alla sinistra extra parlamentare, e ambienti internazionali che non vedevano di buon occhio l’ingresso nell’area del Governo del PCI che aveva ancora i suoi legami nel campo sovietico.

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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