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Alex Zanardi Bebe Vio, gli atleti delle Paralimpiadi e la ‘Fabbrica dei miracoli’

Se le Olimpiadi ti riconciliano con lo sport, le Paralimpiadi riescono a darti un senso di forza e di voglia di vivere senza precedenti. Lo hanno dimostrato, alle recenti manifestazioni brasiliane, gli atleti italiani, da Alex Zanardi a Bebe Vio, passando per Martina Caironi e tanti altri ancora: quel che la vita ti toglie può esserti restituito. Per farlo, però, bisogna lavorare duramente e il triplo di quanto dovrebbe fare un atleta “fortunato”. L’aiuto pratico si può trovare a Bologna, nella cosiddetta “Fabbrica dei Miracoli” dove vengono elaborate, dal 1992, le protesi con cui gli atleti azzurri si presentano alle Paralimpiadi. Ai microfoni del Corriere della Sera è il direttore tecnico di Vigoroso, ingegner Gennaro Verni, a presentare la struttura e il conseguente progetto: “Oggi le protesi sono una componentistica bionica, la tecnologia è sempre più avanzata mentre negli anni ’80 erano prevalentemente di legno.”

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Il direttore del centro di Vigoroso spiega come ogni giorno lavorino 300 persone tra medici, tecnici e fisioterapisti e, annualmente, sono più di 11000 le persone che vengono curate. Ma come funzionano le protesi? “Al suo interno c’è una parte personalizzata che varia al suo interno da persona a persona. Importante, nel trattamento riabilitativo – spiega Verni al Corriere della Sera – è importante l’aspetto psicologico perché ti ritrovi a dover far rivivere una persona distrutta, spaesata e priva di certezze.”

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Tra i ricordi più piacevoli di Gennaro Verni, direttore del centro tecnico di Vigoroso, c’è la voglia di vivere di Alex Zanardi: “Riuscì a bruciare le tappe rimettendosi in piedi più velocemente del previsto. Tantissimi si presentano qui con l’obiettivo di volerlo emulare, anche persone di 80 anni.”

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