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Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo nuovo presidente: tre motivi per cui non esserne felici

Luca Cordero di Montezemolo è il nuovo presidente di Alitalia. Alitalia quella nuova, comprata da Etihad, non il vecchio baraccone che stava per fallire fino a pochi mesi fa. Montezemolo è riuscito a inserirsi anche nel “nuovo corso” della nostra compagnia di bandiera. Certo, il potere reale in un’azienda così grande non si concentra certo (solo) nelle mani del presidente. C’è un amministratore delegato, un consiglio d’amministrazione e un vicepresidente che è James Hogan, numero uno di Etihad e quindi personalità fortissima.

Luca Cordero di Montezemolo nuovo presidente Alitalia

Ma la designazione di Montezemolo a presidente è una pessima notizia. E ci sono almeno tre ragioni per non essere felici di questa novità.

1) È un solito noto. Magari Luca Cordero di Montezemolo è un genio negli affari, non si può mai dire. Però il suo nome rimbalza da decenni: Ferrari, Fiat, politica, Italo Treno. Ora Alitalia. La sensazione è che mentre il mondo schizza verso chissà dove noi rimaniamo impantanati grazie agli stessi personaggi che da sempre tengono in mano i fili del potere economico e finanziario.

2)  La “cura dimagrante” che Etihad pare avere in programma per Alitalia sembra piuttosto rigida. Ci sono lavoratori che rischiano di rimanere a casa. Non dico che al posto di Montezemolo dovessero nominare Landini, però scegliere una personalità un po’ più vicina – anche solo dal punto di vista dell’immagine – ai problemi concreti di chi lavora senza comandare (e non di chi comanda senza aver mai lavorato) avrebbe forse cambiato le sorti chi vede in pericolo il proprio posto di lavoro.

3) L’Alitalia è una metafora del paese che rappresenta. Cioè il nostro. Da soli non ce la facciamo, incasiniamo tutto. Allora arrivano i capitali esteri – Germania, Unione Europea o Emirati Arabi poco importa – a darci una mano. E ci chiedono dei sacrifici, perché nessuno regala niente. Allora ci mettiamo in testa che dobbiamo cambiare e stringiamo un po’ di più la cinghia. Eppure al comando del paese rimangono sempre gli stessi, i nomi non cambiano mai. Come se la Costa Crociere affidasse il proprio rilancio a Schettino.

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