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Allarme lavoro minorile in Italia, l’indagine di Save The Children: 30 mila a rischio

Alla vigilia della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile esce “Game Over: Indagine sul lavoro minorile in Italia” condotta dall’Associazione Bruno Trentin insieme a  Save The Children. Dall’indagine risulta che sono circa 260.000 i preadolescenti obbligati a lavorare, di cui 30.000 sono a rischio di sfruttamento per praticare un lavoro notturno o uno dannoso per la loro salute e la loro integrità morale.

L’indagine si è concentrata in diverse città italiane da nord a sud: Treviso, Vicenza, Torino, Genova, Monza e della Brianza, Lecco, Pisa, Roma, Frosinone, Caserta, Avellino, Napoli, Bari, Palermo, Trapani. Tramite la compilazione di un questionario in modalità assistita, sono stati intervistati per questa indagine 2.005 minori che frequentavano il biennio della scuola superiore in 75 scuole prese a campione.

Tale indagine rivela che sono circa 1 su 20 i minori al di sotto dei 16 anni ad essere coinvolti nel lavoro minorile. La percentuale, secondo i dati dell’indagine, corrisponde al 5,2% del totale nella fascia di età 7-15 anni. Il 0,3% inizia prima degli undici anni, il 3% dei minori ha tra 11 e 13 anni mentre il 18,4% ha tra i 14 e i 15 anni e si trova nel passaggio da scuola media a superiore che nella maggioranza dei casi sfocia nell’abbandono scolastico. Il tasso di tale abbandono è di 18,2% contro la media europea del 15%.

Lavoro Minorile in Italia

Ma chi sono questi minori e qual è il loro tempo trascorso al lavoro? Indistintamente dal sesso il 46% dei minori che lavorano sono maschi e femmine e hanno un’età compresa tra i 14 e i 15 anni. Le attività che svolgono sono per il 40% lavori occasionali, ma il dato è allarmante se si pensa che 1 minore su 4 lavora per un periodo di tempo superiore all’anno mentre il 24% lavora oltre le 5 ore al giorno.

Il luogo di lavoro è costituito per il 41% dalle microimprese famigliari, mentre 1 minore su 3 si dedica quotidianamente per diverse ore al lavoro domestico continuativo, nonostante spesso questo contrasti con l’orario scolastico. Se un minore su 10 lavora presso attività condotte da amici e parenti, il 14% lo fa per coloro che sono al di fuori del contesto famigliare.

Le principali occupazioni svolte dai minori sono: per il 18,7% barista, cameriere/a, aiuto in cucina in pasticceria o panificio, per il 14,7% commesso/a per vendita ambulante o pulizie, insieme al lavoro agricolo o nel 13,6% di maneggio degli animali; 1,5% si concentra nel lavoro in cantiere e il 4% nel babysitting. Tra Napoli e Palermo sono 163 i minori, coinvolti nell’indagine, che hanno la percezione di svolgere attività che non insegnano loro una professione da portare avanti in futuro.

L’indagine ha permesso anche una mappatura del territorio, rivelando che anche se nel nord il lavoro minorile è meno percepito rispetto al sud dove la situazione è nettamente più critica, presenta però una differenza tra i minori di origine italiana e quelli di origine straniera.

Mentre  i minori italiani residenti al nord lavorano generalmente nella ristorazione o nel commercio e riescono a conciliare anche se faticosamente l’impegno scolastico con quello lavorativo, i minori stranieri lavorano maggiormente in condizioni pericolose in luoghi come i mercati generali o in attività commerciali condotte da parenti.

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