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Allattamento al seno, intervista al dottor Vitiello: “E’ fondamentale creare un ambiente in grado di sostenerlo”

L’allattamento al seno continua ad essere per le mamme una delle questioni più straordinarie ma allo stesso tempo complesse del diventare madri. Per dare alcune linee guida alle neomamme nelle quali insorgono dubbi e paure, UrbanPost ha intervistato il dottor Renato Vitiello, direttore UOC di Pediatria e Neonatologia presso l’ospedale S. Anna e SS. Madonna della Neve di Boscotrecase (NA) e collaboratore del portale allattamento del sito della Società Italiana di Pediatria. Ecco cosa ci ha raccontato.

Dott. Vitiello, assieme ad altri colleghi fa parte di una task force per l’allattamento sul sito della Società Italiana di Pediatria. Da cosa nasce questa necessità?
Evidenze scientifiche sempre più numerose dimostrano che l’allattamento al seno e una corretta alimentazione nei primi anni di vita favoriscono il benessere del bambino e prevengono molte malattie croniche dell’adulto, le cosiddette non-communicable diseases. Diffondere la cultura della corretta alimentazione e promuovere l’allattamento al seno attraverso un portale dedicato rappresentano tematiche molto sentite dalla Società Italiana di Pediatria.

Quali sono oggi le linee guida che gli specialisti danno alle neomamme riguardo l’allattamento?
La conoscenza del valore dell’allattamento al seno, attraverso la partecipazione ai corsi pre-parto, può offrire a una mamma le giuste motivazioni per affrontare con gioia un impegno così importante. Fondamentali sono i primi giorni dopo il parto: l’allattamento precoce già poco dopo la nascita attraverso il contatto pelle a pelle, il rooming-in, la stimolazione massimale del seno attraverso la suzione a richiesta, la mancata somministrazione di altri liquidi per os rappresentano forse i fondamenti di ogni linea guida sull’allattamento.

Quali sono i problemi più frequenti che avete riscontrato nelle madri che faticano ad allattare al seno?
In genere i problemi che più facilmente si affrontano sono le ragadi al seno, l’ingorgo mammario, l’ipogalattia, etc. Questi problemi sono spesso associati a uno scarso svuotamento della mammella, spesso perché il neonato non si attacca correttamente al seno.

Come è possibile aiutarle?
Credo sia fondamentale creare intorno alla mamma un ambiente in grado di sostenere l’allattamento al seno.

L’allattamento al seno è ancora oggi argomento di studio. In un articolo pubblicato sul British Medical Journal ad esempio veniva consigliato un massimo di quattro mesi per l’allattamento al seno per evitare future intolleranze alimentari: cosa può dirci sulla durata dell’allattamento?
Le società scientifiche consigliano di allattare esclusivamente al seno per 6 mesi e introdurre successivamente gli alimenti solidi (alimentazione complementare), per continuare poi ad allattare fino a oltre un anno, se gradito alla diade mamma-figlio.

Dopo il boom del latte in polvere nei decenni precedenti, oggi pare essere di fronte a un’inversione di tendenza. Come mai?
Credo sia la conseguenza della diffusione della cultura dell’allattamento al seno e della corretta alimentazione, diffusione cui contribuisce, naturalmente, anche la Società Italiana di Pediatria.

D’altro canto, fino a che punto è opportuno sottoporre le madri ad aiuti “meccanici” come mastosuzione, massaggio mammario e spremitura, dispositivi per l’erogazione del latte tirato o artificiale mentre il piccolo è attaccato al seno?
La spremitura della mammella dovrebbe essere insegnata a ogni mamma, per avere un ausilio utile in occasioni in cui sia necessario favorire lo svuotamento della mammella. Gli aiuti meccanici devono essere utilizzati, possibilmente, solo per brevi periodi e con vantaggi palesi.

Grazie

Credit Foto:  Goodluz / Shutterstock

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