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Amatrice distrutta: serve un terremoto delle coscienze

Nelle ore successive al drammatico terremoto che ha distrutto Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto abbiamo letto al solito i commenti più disparati e i consueti appelli per la ricostruzione, una “ricostruzione vera” ha detto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le Istituzioni non hanno mancato di far sentire la propria vicinanza alle popolazioni colpite dal sisma, come accaduto in tutte le altre occasioni che ricordo personalmente a partire dal sisma in Irpina del 23 novembre 1980, anche se all’epoca ero solo un bambino.

In questo senso ho apprezzato la presenza di Renzi e Mattarella ieri ai funerali delle vittime del terremoto ad Amatrice, durante la messa, in mezzo alla gente che piangeva i propri cari con le macerie ben visibili dietro l’altare. Una presenza dovuta ma colpevole quella della politica, perché se il nostro paese è ancora una volta costretto a piangere centinaia di vittime di un terremoto la responsabilità più grande è sua.

Già, le vittime. Noi italiani siamo bravissimi a soccorrere, abbiamo tra i tecnici più qualificati in questo senso e un corpo dei Vigili del Fuoco capace di episodi di eroismo fuori dal comune. Ma dobbiamo soccorrere centinaia di feriti e soprattutto contare quasi trecento morti per una serie di scosse, la più intensa delle quali di 6.0 della scala Richter, quando in Giappone con scosse simili negli anni 2000 non si sono mai pagati simili tributi di sangue. Basti pensare al sisma che nel 2007 colpì circa 11 km ad ovest e della città di Wajima nella regione Hokuriku, nei pressi della penisola di Noto. La scossa fu avvertita nella città di Nanao e nella città di Anamizu con una intensità sismica di 6+ della scala Shindo, 6.9 gradi Richter ma si registrò una sola vittima. Il Giappone è un riferimento per tutto il mondo nelle costruzioni antisismiche, tanto quanto noi non lo siamo. Ad Amatrice, Accumoli ed Arquata abbiamo invece contato quasi trecento vittime, secondo gli storici un numero non dissimile da quello registrato nel 1639 quando un terremoto di magnitudo quasi identica distrusse Amatrice.

Parliamo poi della ricostruzione vera, promessa da Renzi e dal Governo. Se non bastassero quei terremotati irpini ancora nei prefabbricati dopo trentasei anni, c’è la non ricostruzione di una città bellissima e capoluogo di regione come L’Aquila a gridare ancora vendetta e a far crescere il mio scetticismo come quello di molti altri. Certo, dovrebbe contare molto di più “come” si ricostruisce piuttosto che quando, perché non rispettare di nuovo i criteri antisismici più rigorosi equivarrebbe ad una tentata strage.

Però noi perdiamo tempo a discutere su chi debba essere il commissario straordinario per la ricostruzione, non facciamo piazza pulita degli abusivismi conclamati e denunciati in tutte le salse, non facciamo nulla per insegnare la prevenzione del rischio, a tutti i livelli, a partire dalle scuole. Insomma, senza una rivoluzione delle coscienze di chi ci governa e noi stessi tutti saremo costretti ancora una volta a rivedere le stesse scene, a versare le stesse lacrime versate per le vittime di Amatrice, Accumoli e Arquata: io non lo voglio fare mai più, mi auguro nemmeno voi.

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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