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Amatrice, due anni dopo il Terremoto, Sergio Pirozzi a UrbanPost: «La fotografia? Questi freddi numeri»

Sono passati due anni da quel maledetto 24 agosto 2016. “Amatrice non c’è più”. Con questa frase, pronunciata dall’allora sindaco Sergio Pirozzi pochi minuti dopo la terribile scossa del 24 agosto 2016, e ribattuta immediatamente dalle agenzie di stampa ad ogni latitudine, tutto il mondo ebbe la percezione di quanto profonda e immensa fosse la ferita inferta dalla natura al cuore dell’Italia.  Amatrice in effetti è un paese appeso, tra quel che è oggi e e quel che sarà domani. La vita è ripresa tutta attorno ai centri commerciali e all’area food, ma la vera buona notizia è che le macerie, finalmente, stanno sparendo. Non c’è più niente della vecchia scuola, se non i disegni delle mani dei bambini sul muro accanto al cancello, della caserma dei carabinieri è rimasta solo l’insegna. E come evidenzia Ansa, in un lungo speciale,  della vecchia Amatrice resteranno cinque simboli: il Museo Civico, la chiesa del Purgatorio, San Francesco, Sant’Agostino e la torre civica, che oggi è tenuta insieme e nascosta da travi di legno e tiranti d’acciaio: hanno coperto anche l’orologio, fermo alle 3,36 di quel 24 agosto. A raccontare a UrbanPost quel che rimane oggi, ventiquattro mesi dopo, è Sergio Pirozzi, ex sindaco di Amatrice e oggi consigliere regionale con un solo obiettivo: quello di portare a casa una legge per la prevenzione sui terremoti. Perché: “L’Italia è una terra fragile”.

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Sergio Pirozzi a UrbanPost: “Uno spartiacque, un prima e un dopo…”

“Soltanto chi ha vissuto quei momenti può capire fino in fondo cosa si prova nei giorni di anniversario”, afferma l’ex sindaco di Amatrice interpellato da UrbanPost. “Ripensi agli amici scomparsi – riferisce ‘commosso’ -, al paese come era e come non sarà più e comprendi che è stato un avvenimento che ha scavato nella coscienza lasciando tracce indelebili”. “Eravamo uno dei Comuni con il più alto tasso di raccolta differenziata, lavoravamo per migliorare sempre di più…”. “È diventata la mia vita”, spiega Pirozzi che guardando la sua Amatrice mastica davvero amaro: “Faccio parlare i freddi numeri: il 50% delle macerie è ancora sul terreno, le abitazioni che potrebbero essere rimesse a posto sono rimaste come le ha lasciate il sisma. C’è un processo lento, troppo lento, che logora. Solo 72 pratiche su danni lievi di livello B su 400 sono state accolte…”.

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Sergio Pirozzi: “La legge regionale per la prevenzione sui terremoti”

“Come Regione Lazio questo può diventare un modello sia per quello che riguarda la prevenzione, ma sia anche rispetto alla necessità di avere delle norme diverse per i Comuni che hanno avuto la ‘vera’ distruzione. C’è un cratere troppo esteso. Sono 139 Comuni. È giusto che i centri che hanno avuto delle lesioni abbiano gli interventi giusti – ha spiegato Pirozzi a UrbanPost – ma poi penso che servano delle misure straordinarie per chi ha avuto la distruzione, cosa che è mancata da due anni. Questo aspetto l’ho portato all’attenzione dell’allora premier Paolo Gentiloni e l’ho detto all’attuale premier Giuseppe Conte quando è venuto ad Amatrice. Oggi credo che la politica si debba interrogare se questo cratere immenso porti o no delle risposte ai territori, soprattutto a quelli che hanno avuto la distruzione e che non hanno più niente: io penso che la vera partita sia questa”, ha dichiarato ancora Pirozzi. La legge, secondo l’ex sindaco di Amatrice, potrebbe essere approvata a settembre e per dare un primo contributo pratico l’obiettivo è quello di: “Partire con 5-6 milioni di euro. Poi, un programma triennale che preveda anche un intervento del governo. Certo, il massimo sarebbe mettere in sicurezza anche le zone a rischio 2 e 3, ma partiamo da 1”.

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