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Americana strangolata a Firenze: killer confessa delitto, negato gioco erotico

È un immigrato clandestino il 27enne senegalese arrestato nella notte con l’accusa di avere ucciso, strangolandola, Ashley Olsen, la ragazza americana trovata morta sabato pomeriggio nel suo appartamento sito nel centro storico di Firenze. Testimoni avrebbero riferito di averlo visto uscire da una discoteca insieme a lei, ed entrare con la ragazza nell’appartamento dove è avvenuto il delitto, alle prime luci dell’alba di sabato scorso. Ricostruzione peraltro confermata dalle telecamere di videosorveglianza della zona.

Ne ha dato conferma il procuratore di Firenze durante una conferenza stampa che si è conclusa qualche minuto fa. Il presunto omicida è stato interrogato per tutta la notte ed avrebbe, dopo ore di pressioni, ammesso parzialmente le sue responsabilità. Diaw Cheik Tidian, questo il suo nome, avrebbe riferito di un litigo con Ashley dopo il rapporto sessuale: durante una colluttazione l’avrebbe spinta e la donna avrebbe battuto la testa. Il giovane – che il procuratore capo ha confermato essere incensurato e sconosciuto finora alle forze dell’ordine – avrebbe tuttavia negato l’intenzione di uccidere la ragazza americana. Le fratture al cranio della donna emerse durante l’autopsia, e di cui ha rivelato l’esistenza il procuratore, potrebbero dunque collimare con questa versione dei fatti.

È emerso durante la conferenza stampa che dall’incrocio del Dna del sospettato con le tracce biologiche rinvenute sul corpo della vittima e sulla scena del delitto (un preservativo ed una cicca di sigaretta nel water) ieri sera sarebbe emersa la prova schiacciante della colpevolezza del 27enne. L’assiduo lavoro degli inquirenti già prima dell’esito delle prove scientifiche, aveva permesso di scoprire che il presunto killer aveva inserito la sua sim card nel telefono cellulare della vittima e lo avrebbe utilizzato dopo l’omicidio.

Si attende ora la convalida del fermo del giovane clandestino, accusato di omicidio aggravato. Negata al momento l’ipotesi avanzata all’inizio delle indagini secondo cui l’omicidio sarebbe maturato al culmine di un gioco erotico finito male. “Non v’è traccia di ciò” – ha detto il procuratore – “esiste tuttavia la possibilità che i due soggetti avessero fatto uso di alcol e sostanze stupefacenti e che quindi durante il rapporto non fossero lucidi. Attendiamo l’esito degli esami tossicologici”.

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