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Amnistia, il monito dei ministri Pd su Matteo Renzi

Alla luce delle ultime vicissitudini in casa PD, parrebbe impossibile tracciare la linea di confine tra il concetto di sana diatriba politica, imprescindibile da un democratico confronto all’interno di un partito, e gli ostracismi interni ad esso, risultato di differenze congenite scaturite da diversità ideologiche destinate a rimanere antitetiche per sempre.Matteo Renzi

E questo Matteo Renzi lo sa bene. Il sindaco di Firenze, protagonista della campagna elettorale appena iniziata in seno al PD, che lo vede contendersi insieme a Civati, Cuperlo e Pittella la carica di Segretario Nazionale del Partito Democratico, in vista delle Primarie che si terranno l’8 dicembre, ha detto la sua in merito ai temi ‘caldi’ del momento, indulto ed amnistia, ed è scoppiato un vero e proprio putiferio.

In risposta alla proposta di Napolitano (avvallata dallo stesso premier Letta) che giorni fa ha espresso la necessità di provvedimenti quali indulto ed amnistia per far fronte al problema delle carceri sovraffollate, l’ex rottamatore si è detto assolutamente contrario all’ipotesi di quelli che ha definito “provvedimenti di clemenza”. E gli son piovute addosso le critiche di tanti ministri pd (e non solo), tra cui Flavio Zanonato (Sviluppo) che lo ha tacciato di ‘furberia propagandistica stile Grillo’ ed Emma Bonino (Esteri) che Se lui  è  il nuovo,  preferisco il vecchio”, ha detto. Dal canto suo, Renzi, tira dritto per la sua strada vestita di ambizione e ribadisce: “Io ho detto che non mi sembrava serio un nuovo indulto-amnistia dopo 7 anni dall’ultimo. Non serio, non educativo e non responsabile” e ancora: «Esiste il  disaccordo, chi mi critica pensi a governare». E La polemica avanza.

 

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