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Amy Winehouse morte, 23 luglio 2011 – 23 luglio 2016: cinque anni senza la voce bianca della musica black

Sono trascorsi cinque, lunghissimi, anni da quel maledetto 23 luglio 2011: una data che gli amanti della musica porteranno per sempre nel cuore con un velo di tristezza. Risveglio brusco, in una calda giornata estiva: una delle voci più amate dell’intera industria musicale, Amy Winehouse, ci ha lasciati fin troppo giovane. Soli 27 anni per la star londinese e un corpo che non ha saputo resistere ai suoi problemi: dalla droga, all’alcol, passando per l’alimentazione. In dieci anni di successi musicali, a partire dal 2003 con l’uscita del disco “Frank” che l’ha fatta affermare in ambito  discografico, il suo percorso di vita è stato quanto mai turbolento e molto controverso: il suo terzo lavoro in studio, “Lioness: Hidden Tresaures”, non ha mai visto la luce con Amy Winehouse protagonista; i suoi problemi di vita di privata l’hanno portata a ritardare di diversi anni l’uscita di questo terzo album, apparso negli store solo dopo la sua dipartita, avvenuta nel silenzio più totale nella sua casa di Londra. Insieme a Duffy e Adele è sempre stata considerata una delle artiste di maggior rappresentanza per il cosiddetto “soul bianco”: la sua voce, candida, inserita all’interno della musica black. Una contaminazione di generi che ha reso unica, e inimitabile, la giovane star: Amy Winehouse, cantate e produttrice, con un debole per la moda.

Tra il 2007 e il 2008, il suo biennio di maggior successo, la bellissima Amy Winehouse ha fatto incetta di premi personali: un Brit Awards, ben sei Grammy Awards, senza dimenticare gli “Mtv Europe Music Awards” o il “World Music Awards”. Tutti riconoscimenti che, però, non l’hanno aiutata a uscire fuori da un vortice senza fine: il tunnel della droga e dell’alcol se l’è portata via troppo giovane, a soli 27 anni, con una vita davanti. Lasciando nei suoi fan un’assenza incolmabile, incapace di essere “ricoperta” neanche con le varie iniziative benefiche, con l’associazione “Amy Winehouse”, con la voglia di un padre che vuole mantenere vivo il ricordo della propria bambina. Negli ultimi tempi sono diversi i libri pubblicati in memoria di Amy, come “Amy, Mia Figlia”, realizzato proprio dal padre nel 2012; lo scorso anno, invece, il regista Asif Kapadia, ha pubblicato un documentario intitolato alla memoria dell’artista britannica, “Amy”.

Tra i singoli di Amy Winehouse che non si potranno mai dimenticare va citato, senza alcun dubbio, il singolo di debutto: “Stronger Than Me” del 2003, così come “I Heard Love Is Blind”, contenuto all’interno del primo lavoro discografico della sua carriera, ovvero “Frank”. Ma è con “Back To Black” che Amy Winehouse trova la consacrazione, definitiva, nel mondo della musica: con “Rehab” strega tutti, critici e fan, portando sul palco i suoi problemi personali legati all’alcol e l’incapacità di saperne uscire con le proprie forze. Per non tralasciare la celebre “Love is a losing game”, ovvero “L’amore è un gioco a perdere”. Sarebbero tantissime le canzoni da ricordare della giovane Amy Winehouse: 23 luglio 2011 – 23 luglio 2016, cinque anni senza risposte.

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