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Andrea Camilleri, 5 cose che (forse) non sai sullo scrittore siciliano, autore de “Il commissario Montalbano”

Andrea Camilleri è senza dubbio una delle penne più belle della letteratura italiana contemporanea, scrittore, sceneggiatore, regista, drammaturgo, un intellettuale a 360°, che sa come arrivare al grande pubblico. Nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, Andrea Camilleri verso la fine degli anni ’40 si è trasferito a Roma, poi in un paese della Toscana. Il suo grande amore? La Sicilia e la fortunata serie tv, ispirata ai suoi romanzi, ne è una chiara testimonianza e, se avete letto qualche suo libro, sapete benissimo di cosa si sta parlando. Ma conoscete davvero tutto su Andrea Camilleri? Che ad esempio è stato espulso da ragazzo da un collegio vescovile perché lanciò delle uova contro un crocifisso, manifestando il suo ateismo? E che vinse nel 1954 un concorso pubblico in Rai, ma che non venne mai assunto perché a detta sua fu tacciato di essere un comunista? Beh, ecco 5 curiosità, 5 aneddoti, 5 cose che forse non sapevate su Andrea Camilleri, il papà de Il commissario Montalbano

L’esordio letterario poco felice, poi il successo nel 1998

Partiamo proprio da Il commissario Montalbano. L’esordio letterario di Camilleri arriva nel 1978 con Il corso delle cose, un’opera scritta dieci anni prima e pubblicata gratuitamente con un editore a pagamento con l’impegno di citare questi nei titoli dello sceneggiato tv ad esso liberamente ispirato e mai distribuito, La mano sugli occhi. Non proprio un inizio col botto, diciamo. Nel 1980 esce con Garzanti Un filo di fumo, primo di una serie di romanzi ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigata a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, che frutta a Camilleri uno dei primi premi letterari. Quattro anni dopo per Sellerio Editore uscirà La strage dimenticata, che tuttavia non riscuote il successo che forse ci si aspettava. Passano 12 anni e Camilleri, per nostra fortuna, torna a scrivere. Il libro in questione è La stagione della caccia, da cui è tratta la fiction Rai che andrà in onda lunedì 25 febbraio su Raiuno. Poi è la volta de La bolla componenda del 1993. L’anno decisivo è il 1994: Camilleri pubblica La forma dell’acqua, primo romanzo poliziesco con il commissario Montalbano, a cui segue Il birraio di Preston, che partecipa al Premio Viareggio. Arriva la consacrazione, Camilleri raggiunge il successo che merita: i suoi libri vengono ristampati più volte, parliamo di 60 000 copie. Come spesso succede, la critica accademica non vede con favore le opere di Camilleri, definendole addirittura ripetitive, il pubblico pensa l’esatto opposto. Tant’è che nel 1998 Camilleri è sulla bocca di tutti e i suoi nuovi romanzi, tra cui La Mossa del Cavallo, vanno a ruba. Complice i questa popolarità pure la serie tv ispirata al commissario Montalbano, a cui dà volto e voce Luca Zingaretti. Oggi Camilleri è tradotto in oltre 120 lingue e ha venduto più di 10 milioni di copie di libri in tutto il mondo, altro che «scrittore ripetitivo». 

Il commissario Montalbano: il finale già c’è e…

I fan della serie tv e dei libri stessi legati al Commissario Montalbano possono dormire sonni tranquilli, Andrea Camilleri ha davvero pensato a tutto. Una conclusione è stata già scritta: nel 2006 lo scrittore siciliano ha consegnato all’editore Sellerio l’ultimo libro con il finale della storia de Il commissario Montalbano, specificando che questo venga pubblicato soltanto dopo la sua morte. Con la solita ironia in un’intervista a Repubblica Camilleri ha rivelato: «Ho scritto la fine dieci anni fa… ho trovato la soluzione che mi piaceva e l’ho scritta di getto, non si sa mai se poi arriva l’Alzheimer. Ecco, temendo l’Alzheimer ho preferito scrivere subito il finale. La cosa che mi fa più sorridere è quando sento che il manoscritto è custodito nella cassaforte dell’editore… È semplicemente conservato in un cassetto!».

Nell’officina di Andrea Camilleri: dalla geometria maniacale alla lingua inventata

In un’altra intervista a Repubblica Andrea Camilleri ha raccontato di aver sempre rispettato una certa geometria per la scrittura dei suoi libri: «Per un romanzo di Montalbano diciotto capitoli ciascuno di dieci pagine, ogni pagina nel mio computer vuol dire 23 righe. Un romanzo ben congegnato sta perfettamente in 180 pagine. Per i racconti, 24 pagine, o meglio 4 capitoli di 6 pagine ciascuno. Se non sento questa mia metrica vuol dire che qualcosa non va!». Quindi romanzi e racconti presentano una struttura rigida, prefissata, una rete entro cui tutto deve stare al suo posto. Un altro elemento importante della scrittura di Camilleri è la lingua, che è un misto di italiano e siciliano: «Non si tratta di incastonare parole in dialetto all’interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce più il lavoro strutturale che c’è dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane!», ha spiegato Andrea Camilleri nel libro scritto con Tullio De Mauro La lingua batte dove il dente duole. L’amore per il dialetto, presente sin da ragazzo, si rinverdisce e porta a questa lingua mista lavorando a teatro, dove Camilleri conosce le opere in dialetto di Carlo Goldoni, il Ruzante, Gioacchino Belli e Carlo Porta. Poi quando, assistendo in ospedale il padre, Camilleri si trovò a raccontargli una storia, che avrebbe voluto pubblicare, ma che non era capace di comporre in italiano: fu il padre stesso a spingerlo a scriverla come gliel’aveva raccontata. 

Camilleri scrittore, drammaturgo e pure attore…

Non si è fatto mancare niente Camilleri: è stato anche attore. Ha vestito i panni di un vecchio archeologo nel film di Rocco Mortelliti La strategia della maschera, un giallo di scarso successo. Ha recitato pure in Quel treno da Vienna, un film per la tv, in cui faceva il capo nei servizi segreti. L’11 giugno 2018 è tornato a recitare e presto vedremo la sua performance al Teatro Greco di Siracusa. Si tratta del monologo Tiresia, in cui Camilleri parla della sua vita creando un parallelismo con l’indovino greco cieco come lui. La cecità però è arrivata nella vita dello scrittore in tarda età, come ha spiegato lui stesso nella nota finale del suo centesimo libro, L’altro capo del filo del 2016: «Questo è un Montalbano scritto nella sopravvenuta cecità», proprio perché a 91 anni il libro è uscito grazie alla sua assistente Valentina Alferj, «l’unica che sia in grado di scrivere in vigatese.», che ha raccolto il dettato dello scrittore. 

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L’incontro con la moglie: un amore lungo una vita

È stato Camilleri stesso a raccontare l’incontro con la moglie Rosetta nel libro Ora dimmi di teche è una lettera meravigliosa alla bisnipotina Matilda, alla quale ha voluto raccontare la sua storia, proprio perché consapevole di non aver molto tempo dinnanzi a sé: «Ti scrivo questa lunga lettera a pochi giorni dal mio novantaduesimo compleanno, mentre tu hai quasi quattro anni e ancora non sai cosa sia l’alfabeto. (…) Ma perché sento il bisogno impellente di scriverti? (…) Ho piena coscienza, per raggiunti limiti di età, che mi sarà negato il piacere di vederti maturare di giorno in giorno, di ascoltare i tuoi primi ragionamenti, di seguire la crescita del tuo cervello. Insomma, mi sarà impossibile parlare e dialogare con te!». Nel libro uscito nel 2018, Camilleri ha raccontato di aver conosciuto la moglie durante le prove del suo primo spettacolo. Fu un’amica comune a presentarle quella che sarebbe diventata sua moglie, Rosetta Dello Siesto, una ragazza arrivata da Milano a Roma per studiare Lettere alla Sapienza. «Trascorsa una settimana, mi resi conto con mia grande sorpresa che non c’era stato giorno che non avessi pensato a quella ragazza!», ha proseguito lo stesso Camilleri che rientrato dalle vacanze in Sicilia decise di ricercare Rosetta: «Appena tornai a Roma le telefonai e la invitai a cena, lei accettò. Da quella sera ceniamo assieme da oltre sessant’anni. Sono stato un uomo fortunato. E se il mio matrimonio è durato tanto ciò è dovuto principalmente all’intelligenza, alla comprensione e alla pazienza di Rosetta. Il nostro rapporto non è mai stato alterato da nessun evento esterno (…) Rosetta è stata la spina dorsale della mia esistenza e continua a esserlo!». Una meravigliosa dichiarazione d’amore, no?

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi", “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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