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Andrea Mirò Nessuna paura di vivere: “Un disco potente e interiore, vi dico la mia da Sanremo ai talent show” [INTERVISTA]

È uno dei volti noti del cantautorato italiano, nel suo curriculum diverse partecipazioni al Festival di Sanremo come “direttrice di orchestra” e, adesso, un nuovo lavoro discografico tutto da godere dal titolo “Nessuna Paura di vivere”. Parliamo di Andrea Mirò, soprannome di Roberta Mogliotti, cantautrice classe 1967 che da aprile è negli store con il suo ultimo disco realizzato dall’etichetta discografica “Mescal”. Intercettata da UrbanPost, Andrea Mirò ha parlato del suo nuovo album toccando svariati argomenti relativi al mondo musicale: dalla difficoltà al Festival di Sanremo a un giudizio sull’Eurovision Song Contest senza tralasciare i talent show.

“Nessuna paura di vivere”, cara Andrea, un titolo un po’ forte considerato il periodo attuale…
“Scelta voluta perché tutto il contenuto del disco si rifà alla parola paura che ritorna in più pezzi, il titolo più opportuno proprio per questo motivo ma di contro è anche tirando su la testa e non aver paura di niente e affrontare le cose come sono. Quello che vedi non è bello e difficile come non immaginavi? Alza la testa e combatti per le tue idee, combatti per i tuoi spazi. Devi saperti guardare allo specchio, prendersi come siamo, con virtù e difetti. Il contenuto di tutto il disco, sia nelle storie singole ma anche nelle storie più universali che possono essere condivise da chiunque.”

“Titoli di coda” e “La festa è finita” sono solo due dei titoli contenuti in “Nessuna paura di vivere”: storie particolari, biografico. Dove hai trovato spunto?
“Guardando dalla finestra ho trovato lo spunto, hai detto ad esempio ‘Titoli di coda’, una ragazza sul cornicione che sta per fare una scelta estrema, io sono a scegliere il mio film, la mia fine, decido io della mia vita. ‘Reo confesso’ è un altro brano importante, oppure la relazione a due presente in ‘Non chiedo di più’ o definitivo come in ‘Conseguenze’, ma anche a qualcosa abbinato come ad esempio il mangiare perché spesso il tema dell’amore è sempre molto vicino al tavolo. Ci si chiede cosa rimanga dopo aver consumato tutto, qualcosa che si possa condividere ancora in un rapporto a due. Ecco, in questo disco ci sono tematiche che io ho sempre amato trattare e ci sono, ad esempio, più canzoni sentimentali rispetto a quanto faccio solitamente. Difficile parlare di amore provando a essere borderline e, non a caso, in questo disco c’è sia la parte ‘smielata’ sia la parte ‘noir’.”

Beh, recentemente sei stata impegnata in tour con i Perturbazione e i due lavori discografici sembrano camminare di pari passo, una scelta voluta?
“Siamo affini ma siamo due cose distinte, c’è grande stima artistica e anche un bellissimo rapporto umano. Queste cose vengono fuori e quando scrivi non presti tanto attenzione perché io quando ascolto prima di tanti lavori sono un po’ spugna, assorbo tutto, passo da Mozart ai Metallica. Non è un disco pensato in tal senso ma c’è molta affinità ed è una cosa che mi fa piacere perché loro sono molto bravi a cantare storie e il cantautorato di giovane di ora hanno preso molto dai Perturbazione. La nostra collaborazione continua a partire da giugno fino a settembre.”

Dovessi fare tu la promozione di “Non avere paura di vivere”, quali sarebbero gli aggettivi che useresti per definire il tuo lavoro discografico?

“Lo considero un disco interiore come tipo di linguaggio, poi direi che è potente dal punto di vista della vocazione e non saprei se definirlo pop o rock, lo definirei un pop-rock sperimentale.”

Andrea Mirò, è un lusso per pochi poter dire di aver diretto l’orchestra del Festival di Sanremo: quanto vale questo “premio” considerato che, ancora nel 2016, c’è grande difficoltà a dar spazio al genere femminile per ruoli prettamente maschili?
“La mia prima volta al Festival di Sanremo è stata nel 2002 con Enrico Ruggeri, ci sono stata diverse volte, nel 2010, ne ho fatti diversi e quello che posso dire è che si tratta di un ambito maschile ma con poche incursioni femminili di grandissimo livello. Purtroppo, ancora nei nostri contesti mediterranei, la donna deve dimostrare sempre qualcosa in più rispetto all’uomo, c’è una sorta di ‘pregiudizio’ e un fondo culturale alla base. Ancora è difficile imporsi da questo punto di vista ma devo dire che io dalle prime volte quando i direttori di orchestra che provavano a metterti in fallo io ho sempre rispetto con le doti artistiche.”

Sabato scorso l’Italia si è piazzata al sedicesimo posto all’Eurovision Song Contest 2016: tu nel 2014 sei stata scelta come giudice, che ricordi hai e cosa cambieresti della manifestazione?
“È un evento che ha preso spunto proprio dal Festival di Sanremo, dopo di che ha preso il volo da solo e molta produzione europea non è quella che noi conosciamo, più pop, meno internazionale e poco più europea. Negli anni questa manifestazione è cresciuta dal punto di vista dello spettacolo ma i contenuti non sono andati di pari passo. Ma se andiamo a prendere in esame quelli degli anni ’90 c’è un abisso, oggi ci sono proposte di grandissimo livello ma poco originali con canzoni fatte molto bene. Io ricordo, ad esempio, l’anno di Mengoni dove con l’Essenziale si è piazzato ottimamente e si è presentato anche in stile molto sobrio. Ma anche la stessa Michielin, conosco il pezzo e so come è lei e posso ammettere come noi siamo una delle migliori offerte per l’Eurofestival. Possiamo dire che risulta essere una manifestazione molto seguita in tutta Europa, un po’ meno in Italia per la presenza del Festival di Sanremo e poi presenta un mercato preciso dove molti artisti italiani hanno voglia di entrare.”

Qual è il tuo giudizio sui talent show? Ti hanno mai contattata per un ruolo di giudice?
“Per quanto riguarda il ruolo di giudice, qualche abboccamento c’è stato un po’ di tempo fa ma per il momento non credo di essere un nome così ‘pop’, ovvero popolare al punto da essere chiamata. Non direi di no, il problema del talent è legato al periodo storico e al mercato che purtroppo non esiste più, non esce il disco fisico quindi è normale. Il problema dei talent è che spesso sono incentrati sul personaggio e sulla voce, molto poco sui contenuti al punto che gli inediti sono l’ultima cosa che vengono presentati. I ragazzi che, magari, hanno qualità ‘artistiche’ originali non riescono ad andare avanti rispetto a coloro i quali riescono a essere personaggi e portano audience, capaci di far lo spettacolo televisivo. Purtroppo i talent danno spazio anche a tanti frustrati che pensano di aver toccato il tetto del mondo per la gloria di un quarto d’ora e questo è terribile perché, purtroppo, tantissimi si illudono di poter fare davvero carriera.”

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