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Anis Amri morto: come è arrivato a Milano? Ipotesi allucinante che indica il fallimento (di tutti)

Anis amri morto: l’attentatore di Berlino ucciso a Milano

Fine della corsa per Anis Amri. Il killer dell’attentato di Berlino di lunedì 19 dicembre 2016 ai Mercatini di Natale della capitale tedesca è stato ucciso nella notte a Sesto San Giovanni, a Milano. La conferma è arrivata grazie all’analisi delle impronte digitali e tratti somatici. Dunque, l’uomo che stanotte ha sparato alla polizia opponendosi a un normale controllo di routine è Anis Amri, il 24enne tunisino nei confronti del quale la polizia tedesca aveva spiccato un mandato di cattura internazionale. Le stesse autorità tedesche erano convinte che Anis Amri si trovasse ancora in Germania poiché ferito e in condizioni ‘impossibili’ per la fuga. Un errore grossolano. Anche perché i risvolti di questa vicenda sottolineano l’inefficienza dei ‘servizi segreti’ europei.

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Anis Amri come è arrivato a Milano? L’ipotesi allucinante che indica il fallimento di tutti

Sì. Perché adesso Anis Amri è morto. Ma poteva presto architettare un altro attentato. Se non lo avesse già in programma. Difficile comprendere come un solo uomo possa mettere sotto scacco le principali agenzie di ‘sicurezza’ internazionali: dalla Germania all’Italia, passando per la Francia. La storia di Anis Amri l’abbiamo già analizzata in questi ultimi giorni: arrivato a Lampedusa cinque anni fa, si è sempre messo in mostra per il suo ‘animo ribelle’. Ha provato le ‘pene’ del carcere in Sicilia, lì dove è diventato estremista. Ha minacciato un compagno di cella perché “cristiano”, tanto da guadagnare il pass per l’isolamento. Ha evitato il mandato di espulsione. Ha fatto perdere le sue tracce per un po’ di tempo. Per poi, Anis Amri, ricomparire lunedì 19 dicembre 2016. Un tir partito dall’Italia e destinato in Polonia, dirottato in Germania. Riportando alla mente quanto accaduto a Nizza lo scorso luglio.

—> LA CONFERENZA STAMPA DEL MINISTRO DELL’INTERNO

L’Italia potrebbe uscire rinforzata per il lavoro delle forze dell’ordine? Giammai. Casualità. Sì, perché l’eroe del giorno è un giovane in prova. Un agente in servizio da nove mesi ha avuto ‘la fortuna’ di trovarsi nel posto di blocco giusto, all’ora giusta. Anis Amri, infatti, non è stato monitorato da nessuno. Lui, lo stesso attentatore che prima ‘mieta vittime’ e poi si dimentica dei documenti. Come a dire: ecco, sono io ad aver agito in nome del dio Allah. Non fosse per l’agente in prova magari oggi staremmo parlando d’altro.

Anis Amri in treno: il tragitto del killer di Berlino

Fa sorridere. La Germania, ‘paese in cui tutto funziona e tutto è perfetto’, fallisce lì proprio dove per molti è la migliore al mondo: la sicurezza. Come ha fatto Anis Amri a lasciare Berlino indisturbato? L’ipotesi è che non abbia agito da solo. Ma ciononostante, appare impossibile poter credere che un ‘killer’ possa camminare a piede libero. E non solo: possa attraversare tre Nazioni. Sì, perché Anis Amri è arrivato a Sesto San Giovanni in treno. Partendo da Berlino, passando per la Francia, arrivando a Torino. Lì dove poi si è indirizzato verso Milano. E nel capoluogo meneghino Anis Amri aveva un appoggio. Anche perché appena arrivato ha trovato una macchina, stava cercando di far perdere le sue tracce? Aveva in mente un altro attentato? Ipotesi. Tutte ipotesi.

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La sicurezza in Europa: così Anis Amri ha preso tutti in giro

L’unica certezza del giorno è che abbiamo fallito tutti. Tutti. Nessuno escluso. È il sistema Europa che non funziona più. Non funziona la sicurezza. Non funzionano i controlli. Non funziona l’apparato ‘occulto’ di cui ogni Stato si serve. Dagli attentati in Francia alle minacce in Germania. Ma questa volta, Anis Amri, rappresenta anche un punto di rottura.

Sì, perché da Charlie Hebdo al Bataclan, passando per Nizza, tutti gli attentatori erano ‘musulmani di seconda generazione’, francesi nati da famiglie islamiche trapiantate da tempo in terra transalpina. Anis Amri no. Lui è arrivato dalla Tunisia, ha vissuto in Italia negli ultimi cinque anni, si è diretto a Berlino. Ha strappato via dodici vite (tra cui l’italiana Fabrizia). E adesso riporta in auge la psicosi terrorismo.

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