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Anna Magnani, così è stata e così è morta

Nasceva il 7 marzo del 1908 a Roma colei che sarebbe assurta ad archetipo inarrivabile, Anna Magnani cominciava così la sua vita: con l’abbandono paterno e una madre del tutto determinata a trovarsi un uomo sul quale concentrarsi. La bimba viene quindi affidata alle cure della nonna che la farà crescere in questo gineceo di zie. Psicologia spiccia individua in questo eterno rifiuto e tombale assenza maschile la profonda fragilità impastata a rabbia e grinta che sono stati il marchio di fabbrica di Anna.

Pioggia di Nastri d’Argento, David di Donatello, il primo Oscar come miglior interprete femminile italiana, l’adorazione di Rossellini, le frecciatine con Pasolini, quel collega di otto anni più giovane di lei che le regala, involontariamente, un figlio di cui non vorrà mai sapere nulla. Quel figlio è l’affetto reale che le resta, l’unico uomo della vita, per il quale si è giocata il ruolo di protagonista in “Ossessione”, a causa del pancione. Forse l’unico caso in cui dire “no” a Visconti pare accettabile, anzi sensato.

Notti romane da gattara, aggirandosi come una disturbata nel quartiere, in ciabatte, per nutrire colonie feline ingrate. Il problema sta qui: nel fatto che lei fosse la Magnani. E’ questo che l’ha fregata. Illuminante in tal senso una confidenza di Anna a Zeffirelli: “Io sono una stronza, io dovevo nascere contadina nell’agro romano, fare tredici figli, sì, scodellare figli a mio marito e ogni volta che aprivo bocca quello mi riempiva la faccia di schiaffi. Questo era il personaggio mio, per essere vera con la mia natura. E dovevo far così. Invece mi son messa a far l’attrice, sono diventata Anna Magnani e sono stata un’infelice per sempre.

Una carriera stratosferica che premia un talento fuori misura: la tragicità è tutta nel volto di Anna Magnani; competitiva, perfetta, sempre e solo eccellente. Eppure così tremula e tangibilmente danneggiata, visibilmente sofferente. Moriva giovane, a 65 anni, di tumore al pancreas con a fianco il figlio Luca e il grande Rossellini. Proprio del regista la frase in riferimento all’agonia della Magnani: “Aveva un cuore da astronauta, ha continuato a battere per ore dopo il coma irreversibile e l’encefalogramma piatto“.

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