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Anna Politkovskaja: a otto anni dall’omicidio, le sue parole così presenti

La giornalista russa, Anna Politkovskaja, fu uccisa a colpi di pistola il 7 ottobre 2006, nell’ascensore dell’edificio di Mosca in cui abitava. Sono passati otto anni dall’omicidio di Anna Politkovskaja e gli investigatori devono ancora trovare il mandante, o i mandanti, dell’omicidio.

Il giudice Pavel Melekhin ha dato l’ultima condanna (a vita) il 9 giugno 2014 al presunto killer Rustam Makhmudov ed a suo zio Lom-Ali Gaitukayev, e 14 e 12 anni a Dzhabrail e Ibraghim, fratelli di Rustam, indicati come complici (avendo pedinato la vittima e avvertito il killer del suo arrivo). La richiesta dei familiari della Politkovskaja, di un risarcimento da cinque milioni di rubli (poco più di 100.000 euro), è stata accolta dal giudice.

Le parole di Anna Politkovskaja, nel frattempo, continuano ad essere ancora così presenti. Ecco alcune delle sue citazioni: “Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede“, “Bisogna essere disposti a sopportare molto, anche in termini di difficoltà economica, per amore della libertà”, “Voglio fare qualcosa per altre persone usando il giornalismo“, “Vivere così è orribile. Vorrei un po’ più di comprensione, ma la cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo”.

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