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Anniversario Borsellino: la politica lo celebra ma la gente ricorda “Voi li avete traditi, ora non piangete”

I fratelli di Paolo Borsellino, Salvatore e Rita, sono stati chiarissimi nei riguardi dei politici che, come ogni anno, si accalcano per mostrare la propria solidarietà al magistrato morto in via D’Amelio a causa di un attentato vile che con una violenta deflagrazione lo ha annientato insieme ai cinque uomini della sua scorta: “Se verranno politici -ha spiegato ieri Salvatore Borsellino- li contesteremo anche se in maniera pacifica”. Per ora, in via d’Amelio, gli unici benvenuti sono i 200 bambini palermitani che dalle 8:30 stanno facendo dei “percorsi di legalità”.

via d'amelio

Nel frattempo il presidente della Repubblica Napolitano ricorda Paolo Borsellino: “L’esempio e l’eredità che Paolo Borsellino ci ha lasciato – come tutti coloro che si sono sacrificati per tutelare i valori di giustizia, libertà e democrazia – sono oggi alla base delle iniziative sempre più numerose che spontaneamente si sviluppano nella società civile contro ogni forma di violenza e di insidiosa infiltrazione della criminalità organizzata“. A ventun anni da questa morte diventa vagamente stridente l’ennesima sfilata di cordoglio proveniente dai politici, lo sa bene la famiglia Borsellino che, dignitosamente e pacificamente, chiarisce che non ha alcuna intenzione di permettere a chi è in cerca di consensi di utilizzare la morte del fratello.

Forse non tutti sanno che, in occasione della morte di Falcone, Ilda Boccassini ha fatto nome e cognome di colleghi e alte cariche istituzionali impegnate a piangere lacrime di coccodrillo dopo essersi comportati in modo alquanto discutibile con il magistrato, ecco un estratto di quel rabbioso j’accuse durante la commemorazione ufficiale dedicata a Falcone: “Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza, le vostre critiche. Non potrò mai dimenticare quel giorno a Palermo, due mesi fa, quando a un’ assemblea dell’ associazione magistrati le parole più gentili per Giovanni, soprattutto da sinistra e da Magistratura democratica, erano di essersi venduto al potere. I colleghi che stamattina sono a Palermo fino all’ altro ieri dicevano di diffidare di Giovanni. Gherardo Colombo, tu diffidavi di Falcone, perché sei andato ai funerali? E l’ ultima ingiustizia Giovanni l’ ha subita proprio dai giudici di Milano, la rogatoria per lo scandalo delle tangenti gliel’ hanno mandata senza gli allegati. Mi telefonò e mi disse: ‘ Che amarezza, non si fidano del direttore generale degli affari penali’ . C’ è tra voi chi diceva che le bombe all’ Addaura le aveva messe Giovanni o chi per lui. Abbiate il coraggio di dirlo adesso, e poi voltiamo pagina. Se pensate che non era più autonomo, libero, indipendente, perché andate ai suoi funerali?”.

La medesima calca ipocrita che si è dispiegata per onorare la memoria di un altro caduto illustre, Paolo Borsellino. Queste morti non sono riuscite a far breccia in un sistema marcio e putrescente che si è conservato identico, se non peggiore di allora, non hanno infilzato la coscienza di alcun politico, in caso contrario sarebbe tutto diverso. Però hanno gettato dei semi che tanti onesti e coraggiosi italiani hanno annaffiato e fatto germogliare creando le associazioni di commercianti che, mettendoci nome e cognome, rifiutano di pagare il pizzo, hanno ispirato giovani studenti che nel nome di quel sacrificio hanno trovato una motivazione valida per scegliere la giustizia, la legalità. Eccoli Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, in fondo due Don Chiscotte nobili le cui lance si spezzarono reiteratamente contro i mulini a vento. Eppure il miracolo, come sempre, non l’ha fatto l’Italia delle istituzioni, ma gli italiani che, frugando nella propria coscienza, hanno scoperto di possedere la scorza eroica dei loro illustri esempi. In ogni atto politico, istituzionale ed in ogni parola pronunciata dalla Stato in merito al suo sacrificio Paolo Borsellino esplode di nuovo: dieci, cento, mille via d’Amelio in un giorno di luglio. Ma per ogni italiano che dice “no”, che si ricorda della propria coscienza, di tutelare la propria dignità, che sceglie di andare a testa alta a pagare il conto che la propria integrità gli impone, per chi non ha bisogno di eroi da T-shirt ma ogni giorno prova ad essere più forte delle proprie comodità e viltà, ebbene lì, e solamente lì, Paolo Borsellino vive.

 

karina cascella e martin evans

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