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AnnoUno, Luttwak si toglie l’auricolare: non parlo con chi ha il hijab, è simbolo del nazismo

AnnoUno, durante la diretta Edward Luttwak si toglie l’auricolare e si rifiuta di dialogare una delle ragazze che affollano lo studio di Giulia Innocenzi ad ogni puntata: “Ha il hijab, è come se avesse cucito sul petto il simbolo del nazismo”. Hind, questo il nome dell’incriminata, tenta più volte di prendere la parola per discutere con il politologo americano ma invano: ogni volta che afferra il microfono scatta l’automatismo e Luttwak si toglie l’auricolare per non sentirla.

Il tema della sesta e ultima puntata di AnnoUno, prima del ritorno primaverile, è caldissimo: si parla di Islam, Isis e terrorismo islamico. Protagonista della serata è Lidia, la mamma di Ismail, il bambino di tre anni nato in provincia di Belluno e finito nelle mani dei miliziani dell’Isis per mano del padre Ismar Mesinovic, partito dall’Italia per arruolarsi in Siria. Il giornalista di AnnoUno Pablo Trincia e la mamma di Ismail hanno affrontato un lungo viaggio alla ricerca del bambino e alla scoperta di un mondo sconosciuto- per noi- e lontanissimo, quello dell’integralismo islamico.

In studio anche Giuseppe Civati del Partito Democratico, che proprio ieri sera si è impegnato ufficialmente per dare una mano a questa madre disperata, padre Alex Zanotelli e il giornalista Antonio Socci, autore di un controverso libro su Papa Francesco. E proprio le dichiarazioni del Papa sulla necessità di tenere aperta la porta del dialogo con i terroristi dell’Isis terranno banco durante tutta la puntata, alimentando le polemiche; d’accordo con il 58% dei telespettatori che si dirà contrario alle affermazioni del pontefice Antonio Socci ed Edward Luttwak, più disponibili Civati e, sopratutto, Zanotelli: “Se oggi il medio oriente è in fiamme è colpa nostra, abbiamo sbagliato strada fin dalla guerra in Afghanistan e abbiamo alimentato una spirale di violenza– spiega- tutte le religioni, oggi, devono interrogarsi e convertirsi al dialogo, altrimenti non ne usciremo mai”.

Di “pericoloso terrorismo di Stato”, in riferimento alle bombe dell’America e della Nato, aveva in effetti parlato anche il Pontefice, ma Luttwak non ci sta: “Il Papa è andato in Turchia ma non ha detto che lì i cristiani vengono perseguitati, eppure in questo studio ci sono donne col velo islamico, provasse una delle nostre donne ad andare in una delle loro tv!” esclama. “Mi vergogno per lui– sarà il commento di padre Zanotelliviene a fare le prediche ed è dietro ai servizi americani fin dagli anni ’70!”.

Socci ad un tratto sbotta contro i ragazzi dello studio: “Sembra di stare in un pollaio, siete dei ragazzetti che si parlano addosso, siete dei dilettanti, dei fanatici“. Ed in effetti, per quanto mi costi dirmi in accordo col giornalista, è la verità. Ma del resto, è proprio il format che è studiato per la non-comprensione, per il litigio. Ultima cosa degna di nota: l’hashtag nato per riportare a casa il bambino scomparso

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